giovedì 5 aprile 2012

on the road

Ho una libreria ordinata per nazionalità e a volte basta guardarla per capire che la mia vita sta andando nella direzione che voglio, nonostante tutto. Nel destino, io ci ho sempre creduto. Ma non quello delle botte di fortuna piovute dal cielo. Il destino è una scelta, una strada consapevole.
Ho un'immagine che mi perseguita da anni. Sono ai piedi di una montagna altissima e devo raggiungere la cima. Posso farlo, sono riuscita ad arrivare fin qui. Ma ho paura. Se mi guardo indietro non vedo pianure e laghi, ma un burrone profondissimo: l'ho risalito palmo a palmo, a suon di bestemmie e lacrime. Tutta la fatica compiuta mi atterrisce, mi schiaccia contro il suolo. Sono esausta e vorrei fermarmi qui, sdraiarmi sull'erba a guardare le nuvole che passano e non pensarci più.
Ma la montagna è il mio destino e anche se ad ogni passo la vedo allontanarsi sempre di più è solo un'illusione ottica, un tranello che mi tende la stanchezza. Se mi fermo, avrò perso. Se mi fermo, sarà come non aver mai scalato quel buco. E allora io vado avanti e andare avanti è il mio destino. Andare avanti è una scelta che compio, una forza che oppongo e assecondo.
Perché io voglio piangere tutto il mio pianto e ridere tutto il mio riso. Non c'è sosta che valga il prezzo che impone, non c'è compromesso che tenga.
Arriva la primavera e noi andiamo avanti. E questo è il nostro destino.

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