È lunedì e invece di provare a scavallare sana di mente la giornata mi sono messa a pensare.
Sono cresciuta seguendo l'insegnamento supremo del guardati-per-te, me l'ha inculcato mia nonna, una ribelle nata nell'epoca sbagliata che mi ha trasmesso lo scettro della passione per la lettura e per la libertà incondizionata. Guardarsi per sè è premessa necessaria per la libertà: se ti confronti solo con te stesso, nessun altro sarà mai padrone del tuo spazio e della tua visione. Non conoscerai inquinamento nei pensieri: niente invidie nè recriminazioni, nessun desiderio di imitare un compagno, spirito di competizione inesistente.
Chi si guarda per sè è in gara solo con se stesso. Una sfida al massacro. L'avversario è un titano, è la versione ottima delle proprie potenzialità: lui non sbaglia e non cede, lui non si stanca e sa passare sopra le piccolezze del mondo, sicuro che prima o poi la sua forza creatrice saprà imporsi. È una lotta impari e il giudice è severo.
Sarebbe stato più semplice desiderare di vestirmi come la mia migliore amica delle medie, sognare una storia d'amore perfetta come quelle che vedevo sperimentare al liceo, diventare una pendolare con l'animo leggero.
Sarebbe stato più facile che scontrarmi contro tutte le delusioni delle mie strade sbagliate, ch'ho dovuto imboccare per forza perché non ci credevo mica a chi mi diceva ch'erano un tranello.
Eppure sono ancora qui e il mio stile è sempre un'accozzaglia di pois e colori accesi e le mie relazioni sono fuori dagli schemi e sono felice così.
E allora continuo a guardarmi per me, seppur l'esercizio è duro: gli anni hanno eroso la fortezza e sono stanca di vedere persone senza talento imboccare le strade che sogno per me e lamentarsene pure - sono stanca di chi scrive senza aver niente da dire, di chi legge male, di chi ha il cuore murato.
Continuo a guardarmi per me e quanto vorrei non aspettarmi più nulla: desidero firmare una tregua, placare l'ambizione, cullarmi in quell'approdo dove progettare e mettere giù le mie storie senza desiderare nient'altro. La narrazione che basta a se stessa e quello che sono che basta a me.
La perfezione assoluta della vecchia massima. Che mia nonna m'aiuti.
Sono cresciuta seguendo l'insegnamento supremo del guardati-per-te, me l'ha inculcato mia nonna, una ribelle nata nell'epoca sbagliata che mi ha trasmesso lo scettro della passione per la lettura e per la libertà incondizionata. Guardarsi per sè è premessa necessaria per la libertà: se ti confronti solo con te stesso, nessun altro sarà mai padrone del tuo spazio e della tua visione. Non conoscerai inquinamento nei pensieri: niente invidie nè recriminazioni, nessun desiderio di imitare un compagno, spirito di competizione inesistente.
Chi si guarda per sè è in gara solo con se stesso. Una sfida al massacro. L'avversario è un titano, è la versione ottima delle proprie potenzialità: lui non sbaglia e non cede, lui non si stanca e sa passare sopra le piccolezze del mondo, sicuro che prima o poi la sua forza creatrice saprà imporsi. È una lotta impari e il giudice è severo.
Sarebbe stato più semplice desiderare di vestirmi come la mia migliore amica delle medie, sognare una storia d'amore perfetta come quelle che vedevo sperimentare al liceo, diventare una pendolare con l'animo leggero.
Sarebbe stato più facile che scontrarmi contro tutte le delusioni delle mie strade sbagliate, ch'ho dovuto imboccare per forza perché non ci credevo mica a chi mi diceva ch'erano un tranello.
Eppure sono ancora qui e il mio stile è sempre un'accozzaglia di pois e colori accesi e le mie relazioni sono fuori dagli schemi e sono felice così.
E allora continuo a guardarmi per me, seppur l'esercizio è duro: gli anni hanno eroso la fortezza e sono stanca di vedere persone senza talento imboccare le strade che sogno per me e lamentarsene pure - sono stanca di chi scrive senza aver niente da dire, di chi legge male, di chi ha il cuore murato.
Continuo a guardarmi per me e quanto vorrei non aspettarmi più nulla: desidero firmare una tregua, placare l'ambizione, cullarmi in quell'approdo dove progettare e mettere giù le mie storie senza desiderare nient'altro. La narrazione che basta a se stessa e quello che sono che basta a me.
La perfezione assoluta della vecchia massima. Che mia nonna m'aiuti.
Saggio consiglio, grazie...
RispondiEliminaMi ricordi che nella pratica della consapevolezza bisogna solo pensare di fare del NOSTRO MEGLIO, senza curarci o giudicare ciò che fanno gli altri.
Altrimenti l'attenzione si sposta su di loro e l'energia segue l'attenzione.
Così si perde solo energia preziosa, che deve tornare all'osservatore interno, a un 'testimone non giudicante'.
ti abbraccio
sì, non disperdere l'energia è cruciale e stare centrati su se stessi serve proprio a questo. non sempre è semplice ;)
RispondiEliminae si rischia di essere troppo severi, bisogna anche imparare a perdonarsi un po'
Penso spesso a questo:
RispondiElimina"gli anni hanno eroso la fortezza e sono stanca di vedere persone senza talento imboccare le strade che sogno per me e lamentarsene pure" e condivido la stessa frustrazione, ma pare che l'unico insegnamento che se ne possa trarre è perseverare... mia nonna diceva "chi la dura la vince"! Buona fortuna!
perseverare e continuare a tenere alto l'obiettivo e il morale :)
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