venerdì 10 febbraio 2012

avere vent'anni per finta

Ridatemi la solitudine e il silenzio. Rendetemi tutto quell'oceano di tempo che solcavo stupefatta e malinconica: gli inverni degli imbottiti e dei libri presi in prestito, i febbraio delle bronchiti sempre sul punto di scoppiare, le notti di fotocopie disperate.
Quei giorni lì, di cui non sapevo che farmene: dieci ore di fila sulla Montagna incantata, con cinque minuti di pausa per andare in bagno e bollirmi due patate. Soldi non ne avevo mai e i pochi se li mangiavano tutti i miei vizi. La mensa anche a cena andava bene, i pacchi di pasta della dispensa dei miei ancora meglio, gli aperitivi a scrocco erano in cima alla lista dei desideri.

Quelle giornate lì, in cui lavoravo sulle tesi degli altri e mi preoccupavo di cosa avrei fatto da grande e grande lo ero già da un pezzo, ma nessuno me l'aveva detto. E aspettavo una movida che non arrivava mai, che non sarebbe mai arrivata, ma era bello credere che il lusso di parlare solo con chi mi piaceva davvero fosse un diritto inalienabile dell'essere umano Ilaria Giannini.

Ridatemi quei giorni, persino Pisa brutta com'era, con la sua aria radical chic a cui non mi sono mai abituata, coi fighetti che popolavano la mia facoltà, con tutta la gente a cui non ho mai rivolto parola che mi fissava in cagnesco e pensava fossi una maledetta snob. Avevano ragione da vendere.

Tutte le stagioni che ho perso studiando economia e storia e diritto, per dimenticarli appena segnato il 28 sul libretto: tutto quel tempo in cui avevo paura di scrivere davvero e seminavo fiori nel mio giardino di lettrice. Quant'energia sprecata a reprimermi, quanta autocritica per sognarmi scrittrice e non provarci sul serio, per far finta che andasse tutto bene lo stesso, tenermi tutto per me.

Ma rendetemi quel pc scalcagnato che si ruppe proprio mentre stavo finendo la mia di tesi - ridatemi le giornate in bicicletta, con il cappottino da orfanella e i guanti di pail.
Adesso non avrei paura di sembrare una pazza, di mettere su carta tutto il dolore e lo spaesamento: di raccontare le storie tristi che mi sbocciavano dentro, di cantare la ballate dei disadattati e dei disillusi, di parlare di me, di loro, di noi.

Ridatemi il tempo ma non i vent'anni. Non ho mai saputo che farmene.

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