E non ci pensiamo mai, perché sarebbe disumano, perché l’aria ci entra lo stesso nei polmoni e il cuore pompa il sangue nelle arterie e questo meccanismo fallace è tutto quello che siamo, non possiamo liberarcene.
E cerchiamo di pensarci il meno possibile e andiamo avanti coi giorni, con le speranze e gli affetti, con le crisi di nervi e le ambizioni, con le grandi liti e i compromessi, ché davvero non c’è altro: solo questo piccolo gioco, a cui si deve dare troppa importanza per poter partecipare. È tutto quel che abbiamo.
Per questo, è più difficile per chi resta che per chi parte. C’è questa istantanea di un gigantesco orso di peluche, appeso ad asciugare al terrazzo di un bambino che non forse si ricorderà di suo padre, che mi spezza in due l’anima. E possono uscire solo le lacrime, non le parole. Per chiudere gli occhi stanchi e cominciare a dimenticare, un po’.
E pensarci solo quel che serve per iniziare a non pensarci più.


