domenica 24 luglio 2011

luminosa

Sorgeva salata dal mare l'ondata densa del libeccio e il sole ci sprofondava dentro. Il giorno affogava, le barche di luce veleggiavano lontane, dicevano addio, addio. Non aspettateci, dicevano.
Addio, bisbigliavano le tamerici al vento, alla sabbia che mulinava nell'aria, che disegnava i contorni dorati e già indistinti di tutte le cose.
Sorgeva salata dal mare la notte odorosa, agganciava il suo manto alle chiome dei pini, e tutto un frinir di cicale dai poggi dietro la spiaggia lentamente accordava il suo caldo canto.
Saliva la sera con le sue promesse di lune specchiate nell'acqua, di lacci e di baci disciolti, d'impronte lucenti sulla battigia.
Per aria ci stava solo chi sapeva volare e noi quaggiù alzavamo lo sguardo, salutavamo i gabbiani e le prime stelle, noi ch'eravamo plasmati di terra e cullati dal mare, noi che senza paura ascendevamo alla vetta dell'isola mentre la sera saliva come marea.
Andavamo lassù, per dominare il mondo con uno sguardo appena, per chiuderci dentro gli occhi quell'universo per sempre, quell'universo ch'era nostro e nostro soltanto, che avevamo nominato ed era sorto qui, ai nostri piedi. Qui, dove una volta c'era soltanto un'isola.

martedì 19 luglio 2011

strade

Stasera sta piovendo un temporale da manuale e non è la dolce pioggia d'estate che bagna caviglie e capelli: è uno scroscio violaceo dal cielo, che sovrasta musica e immaginazioni.
Stasera piove e io penso alle strade. A quelle che s'aprono all'improvviso e a quelle scelte con cura, ai sentieri che si biforcano e ti regalano un milione di passi in più - ai percorsi dove ti ritrovi senza ricordarti di come ci sei finito dentro.
Ognuno ha la sua dose di fiato e di paure: il bene supremo è conoscerle, saperle miscelare con perizia, senza farsi male. Siamo qui per questo, in fondo.
Alle soglie dei trent'anni ho capito che sono stanca di farmi spaventare da me stessa, che devo prendermi le responsabilità di quel che sono e di quel che voglio davvero e agire di conseguenza, senza rannicchiarmi in un angolo, senza permettere al mio lato più fragile di farsi accudire e basta.
Magari riuscirò a diventare adulta e quel che sarò non accontenterà molti, non piacerà forse neppure alla ragazza che sono oggi, che mi fissa allo specchio e un po' ride, un po' sbatte gli occhi, incredula. Uscirò dal bozzolo, così gli altri potranno ripetermi per l'ennesima volta che sono una pazza, che non mi hanno mai conosciuto davvero, come se ci si potesse sul serio incanalare in una definizione, come se nelle parole e nei pensieri di qualcun altro riuscisse a starci dentro tutta un'anima intera. Tutta una vita.
Ma sono stanca di permettere alle frasi e agli sguardi, agli affetti e ai legami, di decidere quel che posso essere, in cosa posso trasformarmi.
Possiamo tutto e adesso tutto mi sembra possibile. Di nuovo e per la prima volta.

martedì 12 luglio 2011

primizie


Narrami, o dea
delle delizie ultraterrene
delle connessioni tra gli affini

Aprimi le mani
riempi la mia coppa
di pomeriggi d'ombre a spicchi
di sale e lenzuola

Narrami, o dea
di rifugi in fondo agli occhi
di finestre inghiottite nel blu

Lavami la paura, spalancami
avvera la promessa
di giorni infiniti, di notti
di trame di sogni

Narrami, o dea
di bauli d'oro e segreti indecenti
d'alchimie e primizie

Delle galassie galleggianti
in uno sguardo d'acqua
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