Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Io non ci credo più che non capiate, che siate ciechi: mi sono rotta il cazzo di crederci, qui, seduta a bere bianco e a convincermi che mi basti, che non mi serva altro.
Io non ci credo che voi non abbiate mai conosciuto una persona vera, che - anche solo per sbaglio, per distrazione - non vi siate mai imbattuti nel vostro vicino peggiore, nella faccia più autentica e diffusa di quest'Italia. Io non ci credo che ci giudichiate tutti eroi, che non sappiate vedere che non c'è speranza: è tutto morto, qui fuori.
Morto il senso critico, morta la capacità di ribellione, di costruire un discorso altro, morti i presupposti nuovi - morta la dignità culturale, il gusto di comprendere qualcosa, l'impegno di studiare sodo, darsi da fare.
Guardatevi intorno.
Aprite un social network a caso, se non avete la forza di scrutare il mondo in faccia.
Cercate i vostri compagni di classe delle elementari, il figlio del salumiere, il nipote della vecchia che dal terrazzo vi urlava dietro quando giocavate a pallone da ragazzi. Cercate la gente che non ha mai finito l'università, quella che non c'ha mai messo piede, cercate i ragazzi che ascoltano solo Vasco e le ragazze che rubano le frasi di Fabio Volo come status - che diventa il Male solo in questo contesto, in questo smaccato disinteresse per un pensiero autentico, non mediato.
Guardatela in faccia, quest'Italia che agonizza, questi gironi danteschi dove siamo tutti incatenati a noi stessi.
Cercate i profili ironici e cool dei vostri compagni di studio, dei vostri colleghi: cercate l'impegno politico, i riferimenti culturali, lo sdegno e la provocazione fine a se stessa.
Un'oncia di sincerità, non chiedo di più.
Se la trovate, fatemi un fischio.
Io non esco, ché il paese reale mi fa impressione. Resto qui, a bere bianco. A fingere che mi basti, che non mi serva altro.
