Rendimi le ali, voglio volare alta, oltre, senza voltarmi indietro. E quando sarò lussù non mi ricorderò di voi, vedrò la rabbia asciugarsi al sole, leccherò lacrime di salsedine.
Rendimi le ali, adesso. Devo andarmene e la piazza mi stanca. Tu lo sai, il coraggio mi difetta, non sono donna d'impresa, non fa per me la strada di tutti.
Ma sotterranei sì, il buco in fondo ai pensieri, l'estremo rifugio: questo posso averlo, ma me ne stanco in fretta. In alto noi potremmo riderne insieme e bere il nettare dell'oblio dal mio ombelico che per questo è stato creato.
Rendimi le ali, voglio dormire mille anni e ancora su un masso, in bilico, dove le onde vanno a morire e il silenzio ricopre le valli. Tu lo sai, lassù la bellezza mi avvolge come una sposa rivestita d'organza e i miei occhi sono le stelle cadenti che non hai mai visto.
Vieni con me, non avere paura. Domani ti svegliarai ai miei piedi e potrai afferrarmi le caviglie, coprire di baci l'incavo delle ginocchia. Ci stenderemo nel calore e non c'importerà d'aver perso tutto, una volta in più.
Noi non sappiamo vincere ma abbandoniamo il tavolo e potrebbe bastarci, sai: potrebbe bastarci per una vita e ancora.
Rendimi le ali, ti dico, e stenderemo coperte di sogni sui nostri occhi stanchi. Faremo finta che non sia accaduto niente e verserò la tua anima nella mia bocca. Noi, come due bambini a cui hanno voluto troppo bene. Noi, rivoli d'acqua che hanno smarrito il sentiero e cercano il mare.
Rendimi le ali e non ti lascerò mai solo nel buio, sarò l'ombra e il desio, acqua e mai pioggia, sarò l'onda di luce che arriva e caccia la notte. Sarò la donna che ti poggia la testa in grembo e ti accarezza i capelli per farti addormentare. Sarò la figlia, la madre e la sposa.
martedì 30 novembre 2010
dimenticanze
lunedì 15 novembre 2010
siamo tutti paola caruso
Partiamo dai dati, che dovrebbero parlare chiaro.
Secondo l'Istat la disoccupazione in Italia ha raggiunto l'8,3% (settembre 2010) quella giovanile è schizzata al 26,4%.
Nel determinare il successo professionale di un giovane, il luogo di nascita e le caratteristiche dei genitori continuano a pesare molto di più delle caratteristiche personali, come il livello di istruzione. Lo ha detto qualche giorno fa non quella vecchia comunista di mia madre ma Draghi, il governatore della Banca d'Italia.
I lavoratori precari italiani, fotografati dall'Istat per il 2009, sono oltre 2,5 milioni, in forte calo a causa della crisi economica: sono stati i primi a perdere il posto.
La premessa era necessaria, perché voglio segnalarvi il caso di Paola Caruso, collaboratrice da 7 anni del Corriere della Sera, da tre giorni in sciopero della fame per protestare contro la sua condizione. La Rete si sta mobilitando per la sua causa: io non voglio entrare nei dettagli della sua situazione, non mi interessa sapere se era brava, che contratto hanno fatto al ragazzo che lei dice le sia passato avanti. Non mi interessa cavillare sulle sue scelte di vita: se abbia fatto bene o meno a insistere per tutti questi anni, se non avrebbe fatto meglio a cambiare mestiere, a cercare un'altra strada, a fare causa al Corsera.
Non mi interessa perché - per me - Paola Caruso non è solo una giornalista precaria. E' il simbolo di tutti quei precari che in Italia aspettano per anni che arrivi il loro turno e poi non arriva mai. E non sono solo giornalisti. Sono commessi, apprendisti, impiegati, insegnanti, operatori sociali e sanitari. Sono tanti, sono un esercito di gente schiacciata dalle dinamiche economiche e da una legislazione che non li tutela.
In quanti vengono licenziati per due settimane dopo due contratti di fila e poi riassunti, ché al terzo contratto il datore sarebbe costretto per legge ad assumerli?
Quante sono le donne a cui viene detto: se rimani incinta ti mando a casa? E quante quelle che ci vengono spedite, poi, a casa?
Quanti sono i giovani che si fanno anche sei mesi di stage gratuito?
Quanti sono quelli che chinano la testa ogni giorno di fronte ai peggiori suprusi - mentali e materiali - perché tanto c'è la fila di disgraziati alla porta pronti a rimpiazzare chi molla?
Sono tanti. Troppi. E il problema non si limita ai cosiddetti lavori intellettuali: è un cancro diffuso in tutto il sistema produttivo italiano e prima ce ne rendiamo conto meglio sarà.
Bisogna smettere di ragionare individualmente, di dire: ma tanto io ce l'ho fatta o ce la farò, in qualche modo mi reinvento, la sfango, sì, io la sfango. Bisogna dire di no e dirlo tutti insieme.
Io se venisse lanciata l'idea di uno sciopero della fame collettivo, ci starei subito. E sono assunta a tempo indeterminato ma mi sono rotta di vedere amici, conoscenti, parenti prigionieri di questa dinamica.
Potrei stilare una lista infinita di gente competente disoccupata o sfruttata con collaborazioni di vario tipo. Potrei stilare una lista infinita di raccomandati, più o meno noti, più o meno bravi nel loro mestiere, che hanno un posto fisso.
Se li mettessimo insieme i nostri elenchi copriremmo il suolo italiano da sud a nord.
E non è neppure il nepotismo il vero problema: quello c'è sempre stato, è endemico nel nostro sistema, ma quando le cose andavano meglio c'era un buco per tutti, potevamo illuderci di cavarcela, in qualche modo.
Ma quando si arriva sul fondo del barile a raschiare il poco che resta restano i soliti noti. Sarebbe l'ora di abbandonare le nostre strategie, le nostre speranze di salvezza, le nostre piccole storie individuali e capire che qui, ragazzi, siamo tutti nella stessa merda.
mercoledì 10 novembre 2010
onde
Il nostro giorno conosce
simmetrie perfette e sfumature
a incastro
il nostro amore si misura
a onde
abbiamo domato la bonaccia
la luna ci è amica
Il nostro giorno dilaga
in notti e le stagioni
ci attraversano gli occhi
il nostro amore d'acqua
fluisce e rigenera
il mondo svanisce
Io non ti temo,
tempo che pieghi salici
e ginocchia ai vili
Io non vi temo,
infidi e infelici
la lascio a voi la mano
Il nostro giorno si arresta
sulle soglie del cuore
dove si vince senza memoria
dove si scorda e si divide
passione e disincanto
giovedì 4 novembre 2010
clandestina, bookout, è tutto qui: 3 presentazioni
Novembre ricco di eventi, da queste parti.
Venerdì 5 alle ore 19 alla libreria La Cité di Firenze (Borgo San Frediano, 20) presentiamo l'antologia Clandestina. Interverranno uno dei curatori, Federico Di Vita, e gli autori Giacomo Buratti, Federico Longo e Vanni Santoni per la Sic (Scrittura industriale collettiva). Che dire, se anche voi vi sentite clandestini in questo paese e in questo tempo, fate un salto a trovarci. L'antologia contiene il mio racconto Bianca, in cui parlo di aborto senza ipocrisie o maschere, sbattendoci la faccia.
Sabato 13 novembre alle ore 16 alla Stazione Leopolda di Pisa presento il mio libro "Facciamo finta che sia per sempre" all'interno di Bookout, il primo festival letterario italiano dedicato al tema LGBT (lesbico, gay, bisessuale e trans).
Dulcis in fundo, giovedì 25 novembre alle 18.30 alla Libreria Cuculia di Firenze (Via dei Serragli, 3) presento "È tutto qui" di Matteo Scandolin. Una raccolta di racconti ambientati a Venezia e dintorni, con uno stile decisamente minimalista e una malinconia autentica che tocca il cuore.
Storie di 30enni che cercano una definizione psico-geografica (rimanendo comunque fuori luogo), storie dei magici 20 anni che svaniscono e lasciano in bocca il gusto amaro della prima vera perdita dell'innocenza.
Storie da leggere, in cui chiunque può ritrovare qualcosa di sé.
martedì 2 novembre 2010
criticati e criticanti
Scrivere critiche letterarie è un'opera ingrata. Soprattutto quando lo si fa senza secondi fini, senza la volontà di ingraziarsi tizio o di colpire caio, quando si opera solo con l'onestà di dire se una cosa ci è piaciuta oppure no. Sembra semplice, eh?
Avendo vissuto entrambe le parti in causa - lo scrittore recensito e il recensore - mi sento di poter parlare con cognizione di causa, sebbene - siano lodati gli dèi - io sia fuori dai grandi giri.
In queste settimane si è parlato molto dell'ultimo libro di Melissa Panarello che non ho letto e sul quale eviterò di pronunciarmi, dato che io mi esprimo solo quando sono arrivata all'ultima pagina.
Mi colpisce però il comportamento su entrambi i fronti: quello della critica "ufficiale" (che poi, esiste davvero una fantomatica cricca del genere?) e quello dell'autrice. Da una parte si stronca senza pietà, dall'altra ci si appella a un "mi stroncate solo perché scrivo di sesso, l'Italia è bigotta etc".
Ovviamente non posso conoscere la buona fede di questi signori - ovvero: hanno letto davvero il libro o si sono limitati alla quarta e a poche pagine? - mentre posso immaginare che sia più facile (o più adatto o più cool, scegliete voi) parlare male di un libro come quello piuttosto che lodarlo.
Però mi sembra riduttivo pensare che si viene criticati solo perché il tema è scabroso. Ce ne sono stati di libri "scandalosi" che sono stati lodati anche dalla critica. Insomma, non me ne voglia nessuno, ma più che il triangolo a me colpisce che la protagonista sia "la più famosa poetessa della città": ma esistono poetesse famose al giorno d'oggi? Mi pare una premessa ridicola.
Il tema resta comunque spinoso e personalmente sono anni che non compro un libro leggendo la critica sui giornali, preferisco fidarmi delle persone che conosco e che conoscono i miei gusti o andare a istinto.
Parlando della mia limitata esperienza, posso dire che le critiche sono quasi sempre prese male. Un autore che stroncai mi disse addirittura che l'avevo fatto perché invidiosa del suo successo. Non commentai nemmeno: non meritava risposta.
Come autrice, cerco di prendere le critiche in maniera costruttiva, sempre e comunque. E quando mi sembrano infondate, semplicemente me ne frego, evitando di fare tanto chiasso. Me ne frego in silenzio.
Credo che un po' più di onestà intellettuale sarebbe necessaria su entrambi i fronti. Altrimenti non si fa cultura ma chiacchiere da bar. Delle più becere.