Sarà che quando sono iniziati andavo ancora alle elementari e quando sono finiti ero alle soglie dei 18. Sarà che vivevo più che altro dentro la mia testa e quel che c'era fuori non mi piaceva tanto. Sarà che mi sentivo sospesa in un limbo, in attesa di inziare a esistere davvero, altrove. Non so perché, ma io gli anni 90 mica me li ricordo bene.
Così, per riavvolgere il nastro, ho messo su loro, che erano praticamente l'unico gruppo che ascoltavo all'epoca, fino alla nausea.
E mi è tornato in mente un universo, di colpo. Che ci crediate o no, mi interessavo di politica all'epoca. Ci sono cresciuta a pane e politica, col nonno sindacalista e una madre attivista gli argomenti di conversazione più gettonati sono facili da indovinare e la tradizione di famiglia mi andava a genio. Facevo pure volontariato: io, che adesso lo considero uno dei mali del nostro tempo.
La Versilia degli anni 90 era un posto strano. Almeno, dalle mie parti. Un entroterra dove saltare la messa la domenica era ancora una specie di tabù e a venti minuti di bus la costa, dove girava di tutto e dovevi proprio essere una svampita come me per non rendertene conto. L'estate durava sei mesi e il carnevale trenta giorni: la gente sembrava non chiedere altro, pareva felice così, lì e basta.
E io che mi sentivo aliena ovunque, in entrambi i mondi, sempre sbagliata. Insofferente nell'uno, bacchettona nell'altro: fuori posto.
Leggere mi rendeva libera e mi placava i nervi. Scrivendo invece mi regalavo l'illusione d'essere speciale, di dare un senso a quell'incompatibilità con i tempi e il luogo in cui vivevo.
Tutto sommato, non credo di essere stata felice.
[post ispirato dalla lettura di questo]
Nell'immergersi nella lettura dei ricordi altrui sono sempre pudico, pudicizia che mi viene dal mio lavoro di counselor che mi impone sempre di chiedere il permesso, prima d'aviare un'esplorazione.
RispondiEliminaMa dalla professione mi viene anche l'abitudine di stare radicato nell'adesso, e adesso, leggendo il tuo post mi viene un domanda, una curiosità: perché dici che il volontariato è uno dei mali del nostro tempo?
Nessuna voglia di polemica, beninteso, ma solo una sana curiosità.
Ti sarò grato se potrai dare spazio a questa mia domanda.
intanto preciso che il volontariato che facevo io si limitava alla militanza in Amnesty International, ovvero la raccolta di firme per strada.
RispondiEliminaè molto semplice: il volontariato in Italia ha disgraziatamente assunto il compito di coprire quelle inqualificabili pecche nel sistema assistenziale dello Stato. e questo non va bene: per niente. non va bene che non si assuma e non si paghi una persona qualificata per svolgere un lavoro perché tanto c'è qualcun altro che lo fa gratis.
in parte, credo che la terribile situazione italiana sia colpa dell'assistenzialismo di matrice cattolica che ci portiamo dietro.
nei paesi civili il volontariato è un'integrazione e non un pilastro. qui, se la gente smettesse di fare volontariato, collasserebbe il sistema.