domenica 20 settembre 2009

un modo migliore

Succede che una sera ti senti libera come non accadeva da tempo. E ridi, dici cose stupide, scivoli nei tuoi panni senza rendertene conto. Le vere amicizie non appassiscono mai, il tempo ci scivola sopra senza sclafirle, senza alterarne il sapore.
E ripiombare nella vacuità pesa più che mai.
Deve esserci un modo migliore di essere adulti, una via che comprenda l'autocritica e il rispetto, guardarsi dentro con sincerità.
Invece di accumulare parole e voti e ambizioni smodate, ego smisurati.
Dev'esserci un modo migliore. E coltivarlo giorno dopo giorno, a testa alta, con la coscienza a posto, con la faccia pulita.
La pochezza d'animo te la gettano addosso ogni istante ma a volte sembra fare più male.
Alla grettezza ci si abitua come a un paio di scarpe scomode: le vesciche scoppiano, le piaghe si curano con pazienza finchè la pelle non si indurisce, finchè il callo non si adatta a quella posizione innaturale.
Ma alcune scarpe non le indosserai mai, piuttosto scalza, contro i sassi e la pioggia, piuttosto sola nel tuo cantuccio, di nuovo e per sempre a piantare fiori, scrivere solo per chi ami.
Dovreste essere artisti, dovreste avere occhi per vedere oltre e un cuore che sanguina più del dovuto. I piccoli e grandi giochi di potere dovrebbero vedervi attoniti e mai complici, distanti come chi si stanca ancor prima di cominciare.
Dovreste fregarvene del successo, dell'approvazione, del denaro, delle compagnie interessate. Ultimi custodi di un'etica e di una sensibilità che tutti vogliono gettarsi alle spalle.
Altrimenti non racconterete mai qualcosa di nuovo, qualcosa che sia solo vostro. Perché sarete come tutti gli altri.

martedì 15 settembre 2009

festival letterari e altre amenità

Settembre impegnativo, da queste parti. Il blog langue ma I provinciali macinano pagine e si avvicinano lenti ma inesorabili alla conclusione della loro storia [e lasciarli sarà come abbandonare una parte di me - la più vera - mi chiedo se riuscirò mai a scrivere qualcos'altro che toccherà così da vicino l'essenza del motivo stesso per cui scrivo, che ne svelerà le corde più intime].

Se la stesura del nuovo romanzo non bastasse a giustificare la mia latitanza dal blog, aggiungo l'organizzazione di  ULTRA l'imperdibile Festival letterario che si terrà a Firenze dal 23 al 26 settembre.
Ospiti scrittori come
Antonio Moresco, Giorgio Vasta, Peppe Fiore e molti altri!
Il programma completo lo trovate QUI


All'interno di ULTRA alle 18 di mercoledì 23 settembre al teatro della Pergola presenterò 'Io volevo Ringo Starr' di Daniele Pasquini.
Un libro che ha trovato editore grazie al progetto Minimaliaweb, un libro di un giovanissimo e talentuoso esordiente: soprattutto un bel libro.

Venerdì 25 invece sulla terrazza della Biblioteca delle Oblate insieme a Paola Presciuttini parleremo del suo ultimo romanzo, 'Il ragazzo orchidea'.

Last but not least, dalle 12 alle 13 di sabato 26 vagherò nel foyer della Pergola in attesa di declamare poesie, brani di romanzo e qualunque altra assurdità concepita sul momento. Il reading estemporaneo [detto così fa tutta un'altra impressione] si svolge all'interno dell'incontrio Riviste letterarie vs Paese reale a cura di Enrico Piscitelli.

Per chi non si fosse ancora stancato di tutto questo spam, segnalo un evento di apertura del Festival che si terrà martedì 22 settembre alle 21 e 30 alla Libreria La Citè. Gli Scrittori Precari stanno girando l'Italia per il loro tour di reading e per la tappa fiorentina avrò l'onore di essere loro ospite insieme a Vanni Santoni.

Ho finito davvero, spero di vedervi e su ULTRA: spargete la voce!
Non capita tutti i giorni che un gruppo di ragazzi metta su un festival letterario di qualità con un budget a dir poco risicato e soprattutto a Firenze, dove sembra esserci spazio per qualsiasi iniziativa culturale ma neppure una ha a che vedere con i libri e la scrittura.

giovedì 10 settembre 2009

fine d'estate

La strada gravida di pioggia riluce gocce mal trattenute, l'insegna del ristorante disegna singolari arabeschi sull'asfalto. Rannicchiata contro il vetro cerchi calore nelle tasche del grembiule, nell'alone della sigaretta che ti segna gli occhi, ti stanca le mani.
Il sudore sulle braccia è coagulato in un velo gelido, le stelle stanotte sembrano più lontane del solito, più fasulle che mai. Ne hai abbastanza di stoviglie unte e macchie di rossetto, di limoncelli e pizze e crostini toscani, soprattutto. Se sapessero la vecchia che nel retrocucina li spalma con le sue mani consacrate da anni di saponi scadenti col cazzo che si ostinerebbero ad ordinarteli.
E mentre guardi quest'inutile pioggia di fine estate che ti bagna la bici legata al palo, mentre studi i passaggi di nuvole intrappolate tra i palazzi, ti senti più fuori luogo che mai.
Questi brutti anni d'università che stai vivendo speri di non doverli rimpiangere, un giorno. Illuminati da rare amicizie e sbronze per dimenticare, scanditi da esami e nozioni sprecate e all'orizzonte inesistenti progetti che incombono.
Rientrerai e finirai il tuo turno e quando ti avvierai verso casa con i tuoi 60 euro in tasca conterai gli spicci delle mance, scoprirai che la cameriera mora ti ha fregato la tua parte anche stasera.
E lo racconterai ridendo alla tua coinquilina, sedute al tavolo, davanti all'ennesima tazza di the.

mercoledì 9 settembre 2009

segreti

Scrivo perchè non so vivere, mi faccio pena da solo, invento mondi per potermici rifugiare dentro, per non confrontarmi con quello dove sto, giorno dopo giorno.

E tu, sì dico a te, con la tua storia nascosta, con la tragedia vivente che ti ostini a impersonare, con la tua pena nel cuore. Perché non la racconti e srotoli le ore sulle pagine, perché non distilli il sangue goccia a goccia davanti a noi, cosa aspetti a tirare fuori l'anima, a scrivere di qualcosa che ti interessi davvero, che sia carne - e lacrime. Cosa?

Scrivo perché non so fare altro, perché tutto mi pesa, si aggroviglia dentro, non so dargli un senso. Scrivo perché la parole è azione e io sono pigro. Scrivo perchè nessuno mi ascolta, scrivo per un lettore ideale che capirà tutto, un giorno. Qualcuno che non conosco ma là, da qualche parte, si sta perdendo nelle mie pagine e piange quando sanguino, sorride dei miei giri di parole, sa che più avanti capirà, non teme di spingersi oltre. Riesco a vederlo, a volte, quando alzo la testa dal pc e netto gli occhiali dal sudore.

Io scrivo per dare voce a chi non ce l'ha, a chi non ha avuto il previlegio e la condanna di poter continuare a esistere nei pensieri di chi lo legge, nel cuore di chi un giorno mi disse, davanti a un  caffè: come fai a conoscermi, tu parli di me. E l'acqua nelle tazzine si raggrumò di fronte a noi, il cielo si incupì. E io attesi la pioggia per darle una risposta, per svelarle il segreto che tutti sappiamo, che anche tu conosci.

domenica 6 settembre 2009

wake me up when september ends

Se l'estate è il balsamo dei sensi, settembre è il riveglio della mente. Tempo di propositi per tutti, li vedo intorno a me armarsi per la nuova stagione, molle cariche pronte a scattare, svegli come se avessero atteso solo questo maestrale per scuotersi di dosso gli indugi.
Io, per me, amo la frescura della notte che socchiude le tende e l'odore degli alberi carichi di pioggia. La mia terra non è mai così bella come in autunno e anche la mia città si appresta a mostrare la sua faccia migliore.
Forse ci saranno passeggiate tra castagni sgargianti e visioni di litorali finalmente svuotati, ultime notti sulla terrazza a fare scorte per l'inverno.
Senza sognare in grande, senza aspettarsi niente.
Quel che verrà giorno per giorno lo accoglieremo insieme sulla soglia, lo inviteremo a entrare, gli offriremo vino e marmellate.
Sapremo darci tempo per tutto e tutto avrà il suo tempo, quello giusto, quello che arriva da solo senza spingersi addosso.
Limiti e errori li sbaraglieremo con un sorriso, accetteremo la natura delle cose con un piumone gettato sul divano.
Sarai tu il mio rifugio, il mio letargo e la mia energia. Non voglio altro che aspettarti, qui, nelle sere che verranno, qui, nella nostra tana, in fondo ai pensieri.

venerdì 4 settembre 2009

necessità

Con me non devi essere niente

(Le Luci della Centrale Elettrica)




Se solo non fossi così bipolare, non avrei l'anima perennemente spaccata tra ambizioni e resa. Dritta come un fuso andrei per la mia strada e non avrei rimpianti e farei solo errori semplici, comuni, di quelli che non ti ingoiano, non ti mangiano gli occhi e il cuore, di quelli che al massimo basta una scusa, un pianto, un sorriso.



Passiamo una vita a interrogare noi stessi, a raccontarci, a rinventarci, illuminare gli angoli, portare a galla gli incubi.
E poi ci diamo obiettivi, costruiamo strade, scendiamo a compromessi, forziamo la nostra natura, adattiamo i sogni o li chiudiamo a chiave dove poter scordarne persino l'esistenza.

Una volta mi domandavo se ci volesse più forza a vivere secondo le regole del mondo o a tirarsene fuori. Un tempo avevo anche io un mio piano per uscirne, una mia porta di servizio che cominciava in una strana libreria del quartiere latino e non se ne vedeva la fine.

Ma non è una questione di forza, né di volontà. E' solo necessità - nella sua accezione ontologica.
Necessità sono le risorse economiche che possiedi, l'educazione che hai ricevuto, gli affetti che ti legano oppure ti sciolgono definitivamente.
Nessuno di noi è libero.
Quel che per me è semplicità per te è gabbia asettica, morte, galera.
Quel che per te è leggerezza per me è ansia, panico, frustrazione.
Non lasciatevi ingannare. Tutti desiderano ali che non saprebbero usare, letti matrimoniali da cui poi poter fuggire. Tutti si lamentano, ma ognuno è la vita che fa.

martedì 1 settembre 2009

in venice

Se potessi tornare indietro
cambierei tutto
Solo per rifarlo uguale



L'odore - lo stesso di allora - ti vince ancora sul predellino del treno, mentre percorri veloce la stazione, schivi i passanti e corri incontro all'uscita, in braccio all'emozione del primo colpo d'occhio alla città. E Venezia ti prende allo stomaco, ti acceca di luce.
Cammini  per le calli fino a farti sanguinare i piedi, ti perdi perchè qui ci si può solo perdere, non si può procedere sicuri, cartina alla mano e macchina fotografica accanto.
No, qui bisogna assaporare il dolore delle pietre sotto i talloni, la fatica dell'occhio che non trova riposo - assediato dalla bellezza - affoga nel verde denso dell'acqua.
E poi l'aprirsi improvviso di un campo deserto dopo tanti vicoli - fiore che distende i suoi petali, ti abbraccia. Un pozzo dove sedersi, mettere la testa sotto l'acqua, ché se non fosse reale il getto gelido sulla nuca crederesti di aver solo sognato.
Chiudi gli occhi.



Venezia è bella da non spiegare, bella come il cadavere di una ragazza vestita a nozze, bella come il tempo che scorre e stratifica vite, che accumula sul mobile di famiglia ninnoli e foto per l'eternità. Sono qui e sto sprecando l'estate della maturità, sono qui e sto buttando nel cesso il mio 95, la possibilità di entrare all'università che credevo di volere. Sono qui e vivo davvero.
Non so chi voglio essere ma so chi non voglio essere e forse potrà bastarmi, se avrò fortuna.
Forse un giorno tornerò e tutto sarà diverso. Chissà se riuscirò a fissare i canali per ore con la stessa concentrazione, maledicendo quel mancato talento per il disegno che da sempre mi affligge.
Chissà che faccia avrà la donna che muoverà i suoi passi verso l'arsenale: saprà truccarsi, indossare tacchi senza farsi male, parlare con sicurezza, a testa altra.
La spero solo diversa da me, da adesso, da questa diciannovenne che va a inseguire un sogno d'amore in una città galleggiante e si aspetta che il mondo intero rispetti la sua follia.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...