venerdì 28 agosto 2009

estate

Ti chiamano fine
dolce estate di strazi

Noi, ti scoprimmo inizio
e approdo, insieme

E si svelò l'arcano
che malia non è
nè desiderio

E di passione conserva
le mie dita sulle tue labbra

Molto di più
molto più oltre
spingemmo respiri e anime

Per numerare stelle
senza perdere il conto

Per carpire il segreto
che altri svelarono

E adesso
è solo nostro

giovedì 20 agosto 2009

conversazioni (11)

"Tu non hai idea, non te lo immagini nemmeno che parco giochi sia il mondo della letteratura"
"Nel senso che è divertente?"
"Nel senso che è pieno di bambini. Te lo ricordi quando da piccina giocavi con gli altri? Dove giocavi tu, al parco, ai giardinetti, nel cortile di casa?"
"Boh, più che altro giocavo con le mie sorelle, abitavamo in piena campagna non c'era nessuno per 10 chilometri intorno"
"Ma qualche volta all'asilo, a scuola, avrai giocato con qualcun altro, no?"
"Sì, certo! Ma che vuol dire?"
"Niente di che, è solo un pensiero così... tipo, io sono cresciuta in cortile, maschi e femmine insieme a fare casino, non c'era tutta 'sta differenza. Ma noi facevamo sempre giochi maschili: arrampicarsi, a palla, ci picchiavamo anche. E solo ogni tanto arrivava qualche stronzo dalle strade accanto e ci trattava da bambine, non ci considerava, capisci, ci snobbava, ci trattava come cretine"
"E voi?"
"Mah, i maschi se ne fregavano, meno male che c'era la Licia"
"Che faceva lei?"
"Li picchiava! E anche di brutto! Era una iena, davvero. Quelli rimanevano lì, come pesci lessi, ma finivano per ridargliele e così alla fine si rompeva la barriera, stavamo tutti insieme. E io lo sapevo che era merito di lei, della sua faccia a culo"
"Sì ho capito. Era come quando i maschi giocavano alla guerra e non ci volevano mai, con la scusa che poi ci saremmo fatte male. Eppure a nove, dieci anni le bambine sono forti quanto i bambini: io ero la più alta della mia classe, è solo dopo che ho smesso di crescere"
"E crescendo le cose peggiorano e basta. Mi ricordo la prima assemblea di istituto in quarta ginnasio: c'erano solo ragazzi sul palco. Io presi la parola e litigai con uno della seconda ginnasio e sai quello a un certo punto cosa mi disse per zittirmi? Che ero carina! E io scema diventai rossa e non spiccicai più parola"
"Però anche tu! Che testa avevi!"
"Capirai a 14 anni! No Sara, la verità è che anche quando dici qualcosa di interessante, in qualunque campo, prima di tutto sei una donna. E trovi sempre chi gentilmente te lo ricorda, in un modo o nell'altro."

mercoledì 19 agosto 2009

riti pagani

Lui avrà più di settant'anni e gira con le scarpe buone della domenica. Il portafoglio che estrae sembra vecchio quanto lui: dentro un foglietto ripiegato in quattro con cura, i numeri segnati con la penna, già pronti per l'uso.
Lei ha la faccia consumata della tossica di lungo corso, età non pervenuta - in ogni caso portata male. Sta in coda con la stessa espressione con cui la trovi seduta tutti i giorni in piazza. Catatonica attende il suo turno, artiglia la schedina come se dovesse scivolarle via dalle mani all'improvviso e allora addio sogni di gloria, ché magari stavolta la fortuna gira bene, non si sa mai.
La sua moneta da un euro vale quanto quella degli altri, qui nessuno la guarda male, tutti sorridono, si scambiano penne e consigli tattici.
I due americani che non sanno come si compila la schedina, i cinesi navigati giocatori che litigano sui numeri in un idioma incomprensibile, la vecchia col cane arrabiato, il gruppo di adolescenti che sembra uscito da un video scadente di All Music.
Siamo tutti qui per lo stesso motivo. Tutti a celebrare l'ultimo vero rito pagano dei nostri giorni. Tutti a sognare qualcosa che non abbiamo, che non avremo.

E a questo tavolino consumato siamo seduti noi, a ricordare date improbabili, a giocare il nostro primo superenalotto. Noi che ci vergognamo un po' eppure abbiamo percorso due isolati a piedi per trovare una ricevitoria aperta nel deserto agostano di Firenze. Noi che ci siamo venuti per scherzo qui dentro ma qui non scherza nessuno, si respira una sacralità che non ci sappiamo spiegare, che ci impedisce di prendere per il culo la banda di disperati di cui facciamo parte.
E all'improvviso anche il tizio davanti a noi che si gioca in un colpo solo 130 euro di schedine diventa plausibile.
Qui siamo tutti uguali. E tutti ugualmente soli.

giovedì 13 agosto 2009

niente trucchi

Non c'è trucco, non c'è inganno che serva. In amore, intendo.
Ci hanno preso tutti per il naso, dalle compagne d'elementari in poi, per non parlare dei libri - anche i grandi libri, diamine! - e, ovviamente, le riviste, non plus ultra della vacuità del nostro tempo -  le ho sempre odiate ma devono essersi infiltrate dentro mentre ero distratta, devo averle respirate senza coscienza.

Il trucco, vi dicevo. Giuro: non esiste. Tu credi di essere l'eccezione alla regola, quella che troverà l'uomo della sua vita andando a rimorchiare in un pub grazie al vestito scollato, quella che trasformerà l'ennesimo cretino-depresso-paranoide in un trovatore dall'animo gentile, quella che ''se me la tiro poi sarà lui a chiamarmi". Cazzate.

L'ho capito ieri sera in uno di quei rari momenti in cui il tempo sembra dilatarsi e sospendersi benigno e la realtà traslucida la sua forma.
Ero in un cinema all'aperto, con una birra in mano e i piedi stravacchati sulla poltrona di plastica davanti a me. Ero lì a godermi il film - un gran bel film, detto tra noi - insieme al mio compagno quando ho avuto l'illuminazione.

Io e lui ci siamo persi e ritrovati, ci siamo ignorati e innamorati svariate volte, ci siamo tranquillamente mandati a cagare quando era necessario, ci siamo perdonati a vicenda l'imperdonabile. Io e lui non ci siamo mai nascosti e non abbiamo mai fatto giochetti.
Niente calcoli, bugie pietose o indispensabili, niente psicologia da Vanity Fair, niente omissioni.


Abbiamo sbagliato, moltissimo, ma sono stati i nostri errori che hanno forgiato la strada, che ci hanno uniti. Perchè ci amavamo.
Tutto qui. Dannatamente tutto qui.

martedì 11 agosto 2009

epic dream

Il selciato sa di sanpietrini e fiori d'acacia. Il freddo mi sale nelle ossa, coperta solo da una lunga veste chiara che - chissà come - indosso.
Siamo in tre. Tre donne. E stiamo aspettando. In questa piazza circolare protetta da mura antiche e silenziose. In questa piazza scavata da milioni di piedi prima di noi e altri ancora che verranno dopo e ci scorderanno.
Potremmo essere ovunque. Potremmo essere in una città turca, in un'isola del Mediterraneo, in un borgo della Toscana arrampicato sui colli.
Lapislazzuli blu nuotano nella fontana che getta acqua alle mie spalle. Mi ricordano qualcosa - un viaggio d'un tempo, un pomeriggio d'estate, sole a picco - sì, ma non abbastanza.

Siamo in tre e attendiamo immobili. Non ci guardiamo nemmeno, che non sappiamo se è permesso qui e non ci vogliamo arrischiare, meglio fissare il cielo vuoto di stelle, questo cielo senza luna che mi spaventa. Meglio contare le finestre cieche fare capolino dalle facciate.
Alzo gli occhi e lui è arrivato. Un uomo di cui conosco il nome ma non la storia. Un uomo di cui non parlo, che fingo di non rammentare, neppure col pensiero.

Si avvicina alla terza di noi, l'ultima arrivata. La guardo e la scopro mora, alta, con un volto regolare ma anonimo. Le porge una sacca piena da cibo, l'odore di carne e spezie mi smuove lo stomaco. Le porge una sacca e all'improvviso ricordo perchè sono - siamo - qui, d'un tratto so che partiremo tutte e tutte sole. La terza mi ruberà la meta.
"Tu andrai nel sotterraneo e conoscerai gli inferi, percorrerai il buio e assaggerai il fuoco. Questo cibo ti servirà a placare gli spiriti, fanne buon uso".
La terza annuisce, scompare sotto la fontana.

Subito lui mi è accanto, così vicino che ne assaggio il fiato. Davanti a lui la prima arrivata china la testa. E' giovane, piccola di statura, castana chiara. Tiene gli occhi bassi mentre le parla, sento la sua paura, la sua fierezza docile. Le pone tra le mani una piuma candida.
"Tu sei madre e andrai nelle sfere più alte, da sola troverai la scala. Salirai senza esitare. Ora vai".
La prima scompare in un lampo. Precluso il nero, vietato il bianco rimango senza colori. Dove, mi chiedo. Dove dovrò spingermi.

Mi sfiora il petto e mi ritrovo ricoperta d'organza, con stivaletti comodi e sottane pesanti, con un corpetto largo e guanti di seta. Io sono la seconda.
"Tu sei la più forte e andrai dove non ci sono strade, avanti e ancora, sempre di fronte a te. Nè basso, nè alto: orizzontale. Tu sei l'unica che può percorrere il tuo sentiero. Non ho niente per te."
Svanisce e rimango solo io, vestita di tutto punto. Un vicolo di pietre mi si apre davanti agli occhi.
E sia. Partiamo.

lunedì 10 agosto 2009

strade

La strada corre davanti lucida di notte profonda, notte da sgranare come un rosario di ricordi. E sogni.
Uno ad uno li conti in colline morbide, platani d'ombra, acque silenziose.
Di ciò che donasti senza chiedere indietro, dipinto con sangue, segnato di vita.
Di ciò che stringesti senza piacere, paga di pensieri in fondo al sentiero, di scambio di fluidi e anime.
E adesso la strada scorre senza chiederti il permesso. E non hai paura di aver sbagliato tutto, di dover riuscire senza aver tentato. Di esserti persa in attimi che non hanno nome, in voci che non ti raccontano.

Grazie per avermi scovata. Per averci creduto, per esserti fatto trovare.
Grazie di pazienza e costanza. Grazie di colpi di testa e corse impazzite.
Grazie perchè sei stato lì, nel punto esatto in cui tutto era possibile, nell'unico istante in cui la realtà si screpola e si fa ricucire.
Grazie per aver piegato lo spazio-tempo una volta in più, la sola necessaria.


E lo specchio non ti mentirà. E cresceranno le notti da sfogliare, i letti da condividere, i sentieri da scoprire - e percorrere.
Fino in fondo a questa notte che riordina tasselli. Dove ti sei persa, ma solo per un attimo. Dove hai creduto che tutto fosse possibile e l'hai reso tale.
Dove tutto ha avuto un senso.

Il tuo sorriso ha reso tutto vero. Tutti i vicoli imboccati sono stati giusti.
E tutti gli amori, le amicizie, le emozioni autentiche non sono andati perduti. E anche gli errori smascherati hanno mostrato la loro faccia migliore.
E abbiamo riso, mentre facevamo un giro strano.
Abbiamo riso sì, perchè eravamo insieme.

venerdì 7 agosto 2009

limoni

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Eugenio Montale - I limoni


Meglio sarebbe stato non capire - mai, per sempre. Meglio sarebbe stato rimanere immobili, crocifissi al sole di quelle estati infinite, le uniche degne di questo nome. E sentire, sentire e basta.
Ricordi gli istanti rubati alla sera, per non dover rincasare, a bisbigliare sotto i terrazzi, ricchi di polvere e ghiaino. Di cosa avremmo mai parlato pomeriggi interi, stagioni, vite. Cosa mi raccontavi dondolandoci su quell'amareno, quando sospesi nel vuoto ci sfidavamo a chi saliva più in alto e non conoscevamo paura.
Tutto mi osserva con gli stessi occhi di allora e le colline non hanno mutato forma. Perfette eterne tagliano in due l'azzurro del cielo che condividiamo.
Meglio sarebbe stato non partire, non approdare, non arrivare. Meglio sarebbe stato rimanere a immaginare il viaggio, tenerci le ginocchia con le mani, condividere un sorriso.
Oppure partire tutti: noleggiare uno dei pulman con cui andavamo a scuola e saltare su, senza esitare. Insieme, generazione di talenti sprecati e di grandi progetti. Insieme a straparlare alla luna, a concederci uno scampolo di sogno, a scoprire il lusso della passione.

martedì 4 agosto 2009

presagi sprecati

Di ciò che spartimmo così poco
- come mai fosse stato -
resta


Così, fu sonno di sogni
visione cieca
resa furtiva


Pula da grano
e credetti a luci nel cielo
a presagi sprecati
sui miei capelli puliti


Ora cediamoci il passo
con la cortesia dei vecchi


Ora ridiamo leggeri
con la grazia
degli indifferenti

lunedì 3 agosto 2009

presentazioni d'agosto

Il crimine non dorme mai e soprattutto non va in vacanza.
Per cui se avete voglia di conoscermi, comprare il mio libro o anche solo scroccare un aperitivo avrete tre buone occasioni per farlo.
Ecco qui le date delle presentazioni estive di 'Facciamo finta che sia per sempre'.

SABATO 8 AGOSTO, ore 20
Festa di Liberazione di VIAREGGIO (vicino alla Torre Matilde) a cura dei ragazzi della Libreria
Fahrenheit di Viareggio.

VENERDI' 21 AGOSTO, ore 19
Caffè Priscilla, TORRE DEL LAGO: QUI

DOMENICA 30 AGOSTO, ORE 18-19
Al Timon, VENEZIA (Fondamenta degli Ormesini - Cannaregio, 2754)
a cura dell'insostituibile Matteo Scandolin
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