- che già mi manca -
la riconquisteremo in eterno
stufa: sono oberata da facce, quesiti, problemi, fastidi. quando vorrei non dover parlare con nessuno per mesi, chiudermi sul mio terrazzo, tra le mie piante, e scrivere, farmi una birra, un sakè, una bottiglia di rosso.
cucinare per gli amici e ridere. tornare a casa e godermi un po' dell'estate versiliese che mi manca terribilmente.
e stare con la mia famiglia, prima che mia nonna smetta di riconoscermi, prima di perdermi per strada l'essenziale.
tutto questo apparire mi infastidisce. schiere di giovani menti impegnate a dimostrare di essere fighe - cool - di avere qualcosa da dire e l'urgenza di dirlo subito, adesso. combattivi talenti della retorica internettiana che si sfidano a colpi di paroloni, proclami, idee geniali.
in questa piazza virtuale che è così tanto più semplice di quella di una volta, perchè non ti guardi in faccia, non muovi il culo da casa, bypassi le più basilari regole del vivere sociale con un tocco di tastiera.
potenzialmente pericoloso. in realtà completamente ed assolutamente autoreferenziale.
inutile.
seccata, sono seccata.
devo staccare.
e invece ci sono dentro fino al collo, risucchiata.
e questo mio cinismo, questo disfattismo, non mi abbandona mai.
e non viene mai smentito. questo è il dramma.
che poi io sono una ragazza solare e un po' timida, una che parla bene solo quando siamo in due, sempre fottutamente gentile. una che non riesce - fisicamente - a litigare, che aggredisce solo con il silenzio.
è che vorrei che tutto questo parlarci addosso avesse un senso.
come ce l'ha un bacio, una nuotata, una mangiata di pesce, una chiacchierata sincera.
Quest'anno è stato un tantino stancante. Dire che ho rivoluzionato la mia vita sarebbe comunque sminuire la portata degli eventi. Dire che il mio fisico non ha retto sarebbe un eufemismo.
1978. In una Palermo degradata, infestata da cani randagi, gatti rognosi e cittadini analfabeti, tre undicenni con l'arroganza prepotente dei bambini e l'inquietante lucidità di 40enni danno vita a una cellula delle Brigate Rosse.
Che dire? E' Salinger. E questi nove racconti brillano come piccoli gioielli. Tra tutti 'Un giorno perfetto per i pesci-banana'. L'infelicità quotidiana che solca la facciata del benessere borghese come una crepa, un humor tragico, la solitudine come unica possibilità esistenziale.
La guerra civile spagnola (e la guerra, in assoluto, come evento impossibile da metabolizzare, inconcepibile, assurdo) l'amore tra un uomo e una donna (semplice e assoluto come l'amore dovrebbe essere) l'orrore che si annida nell'animo umano (indimenticabile la descrizione del linciaggio di un gruppo di borghesi da parte della folla inferocita).
Sono senza parole di fronte al lutto che ha colpito Viareggio. Sono senza parole forse perchè le ho esaurite tutte per scrivere i servizi, per il mio lavoro.