La città dorme e tu guardi la pioggia che cade fuori dal finestrino del taxi. Casa, sto andando a casa, pensi, ma chiameresti così qualunque buco con un letto che ti aspetta e una riserva di vodka in frigo. Nascondi le occhiaie con il fard così bene che nessuno sembra vederle. Il tuo modo di chiedere aiuto somiglia ad una risata in faccia al mondo e questo non sembra servire. Più ti circondi di persone e più ti senti sola e questo continua a sembrarti assurdo.
Fuori, scorrono immagini di antichi splendori. Tutto continua ad esistere anche senza di te, senza di loro, senza noi tutti. Ti commuove lo stridere inconsapevole delle vite degli altri, lo sfiorarsi inutile delle realtà che attraversi.
Così ti avvolgi al collo cappi di inaudita bellezza, dolori lancinanti che brillano nella notte come fulmini di un temporale lontano. Rischiarano il cielo senza fare rumore, proprio come quella tempesta sul mare di tanti anni fa.
Allora, restaste incollati alla spiaggia per ore mentre l'orizzonte lampeggiava di nero e lo sferzare delle onde cresceva sulle gambe nude. Restaste per vedere se alla fine sarebbe arrivato a bagnarvi i capelli, a cacciarvi via come guardoni indiscreti, a punirvi per quello spettacolo di cui non avevate pagato il biglietto.
Non arrivò, invece. Maledizione. Non arriva mai nessuno a capovolgere il cielo.
Dicono che ogni sette anni i gusti cambino. Ma che nei gusti fossero incluse pure la stagioni, non me l'aveva spiegato nessuno.
Ora, a me Obama sta pure simpatico. Ma non capisco tutto questo entusiasmo nostrano per una questione che tutto sommato non ci riguarda. Anche perchè la politica estera degli Usa difficilmente cambierà anche con Obama alla Casa Bianca. Gli elettori americani l'hanno detto chiaro e tondo qual'è la loro priorità: la crisi economica. Dal loro nuovo presidente si aspettano un giro di boa nella politica interna, ma non in quella estera.