domenica 28 settembre 2008

un atto di fede

Quando inizia una storia d'amore ci illudiamo sempre di poter trascinare la vita là dove noi vogliamo. In realtà ogni amore è un atto di fede. Quando non c'è, non la si può inventare dal nulla. La razionalità non è abbastanza, neppure l'affetto, la compassione, la passione o la buona volontà.
Si può imparare ad amare, ma non ad innamorarsi. Succede e basta. A volte basta poco. Una parola, uno sguardo, una comunione di intenti. A volte non basta tutta l'affinità del mondo.
In ogni caso, si finisce per essere fraintesi. Nell'altro riconosciamo non solo quello che ci mostra ma soprattutto quello che vogliamo vedere. Tutto sta nel far combaciare le due visioni.
Non dipende neppure da noi, è una questione di sorte, di vite che si incontrano nell'unico perfetto momento che lo rende possibile.
Questo istante iniziale conta più di tutto il resto. La fede deve venire da entrambe le parti. Uno squilibrio vizierà alla base il rapporto.
Noi forziamo il destino e ci convinciamo di poter pareggiare i pesi sulla bilancia ma il cuore segue altre strade.
Io voglio un amore che risplenda come una fiaccola nella note. Un amore che non si chieda il perchè della sua esistenza ma che semplicemente esista.
Io non voglio smussare gli angoli, aspettare il momento giusto per sistemare le cose.
Io voglio che sia tutto qui, ora e per sempre, e che sia inevitabile come respirare.
Io voglio che da questo momento il nostro passato non sia la zavorra che ci ancora alla nostre solitudini ma solo il percorso che ci ha portati fin qui, ad incontrarci e a scorgere nei nostri occhi lo stesso disincanto e la stessa speranza.
Io ci credo.
Questo è il mio atto di fede.

veglia

They say your life is going very well
They say you sparkle like a different girl
But something tells me that you hide
When all the world is warm and tired
You cry a little in the dark
Well so do I
(David Bowie, Letter to Hermione)


Sei emerso dal buio
hai baciato i miei occhi
e tutto è stato vero


Mani che narrano amori e giorni
ore che sfilacciano paure
notti che sigillano vite


Dormivo
ma ora sono sveglia


giovedì 25 settembre 2008

martedì 23 settembre 2008

meriggio

Il sole filtra tra i viticci del pergolato e colora di verde smeraldo i tuoi capelli. Quelli della nonna sono bianchissimi, raccolti in uno chignon. Non li hai mai visti sciolti ma li immagini lunghi e morbidi, un poco mossi, proprio come i tuoi.
Siete vicine sulla panca di legno e sbucciate piselli. In grembo hai un canestro di vimini che si riempie velocemente. I sandali di gomma rimbalzano a tempo su un tino rovesciato. Cantate e sopra di voi l'uva matura lenta in questa fine di estate.
Cantate canzoni dimenticate di emigranti, guerre e amori di paese.
Ai vostri piedi il cesto di piselli ancora da sgranare sembra non finire mai. Lo guardi ogni tanto e il tempo sembra dilatarsi. Il tempo sono le mani di tua nonna, piccole e dolci, macchiate di scuro e venate d'azzurro, più veloci delle tue.
In un angolo un ragno ha tessuto la sua opera e luccica come una perla nera in agguato dietro una foglia. Un coleottero ronza tra i vitigni, una lucertola si sdraia al sole immobile, il cane abbassa ed alza la coda.
Nel sole del meriggio osservi le tue dita macchiate di verde.

lunedì 22 settembre 2008

risveglio

And I am you and what I see is me
And do I take you by the hand
And lead you through the land
And help me understand the best I can
(Pink Floyd)


Risveglio


Come onda ti allunghi
e mi sfiori l'anima
dormivo in silenzio e tu
hai socchiuso la porta


Le parole non parlano
solo respiro siamo
uno sguardo, un sapore
un incontro di pelle


Tienimi stretta
mentre sale l'alba
voglio un risveglio
carico di stelle

venerdì 19 settembre 2008

sometimes...

 


giovedì 18 settembre 2008

CONVERSAZIONI (3)

"Questo Negroni fa schifo, l'hanno annacquato"
"Fai sentire. Sì, è vero"
"Che palle non c'è più un posto a Firenze dove bere un aperitivo per il verso"
"E se fossimo noi a essere delle alcolizzate?"
"Ci sta, ma se pago un Negroni devi farmelo bene, al mio alcolismo ci penso da sola"
"Giusto, fa anche tanto artista maledetto e geniale"
"Non capisco perchè si pensa che chi ha una vita normale non abbia niente di raccontare, nessuna dote artistica"
"E' solo uno stereotipo, dai"
"Ma la gente ci crede"
"Te lo dico per esperienza: la maggior parte della gente che ha dei problemi è noiosa, altro che interessante"
"Lo sai cos'è che veramente non sopporto? Quelli che ostentano il proprio malessere come se fosse un vanto"
"Delle serie: io sì che sono sensibile, questo mondo è troppo duro per me?"
"Sì! Tutti abbiamo i nostri problemi, la vita è una merda per tutti. Io stimo di più chi tira avanti con le sue forze e cerca di realizzare i propri sogni di chi si piange addosso"
"Beh, alcuni sono veramente malati, intendo nella testa, quelli non ci possono fare niente"
"Sì, ma quanti saranno davvero? Sembra che al giorno d'oggi tutti abbiano avuto una crisi di panico, una fase depressiva e chissà cos'altro. Io ho avuto solo un cancro, non suona affatto figo"
"Dai ora non fare la martire però"
"E dai, almeno stasera fammi lamentare... il mio Negroni fa schifo!"

come allora

L'immagine ti strazia
eppure sei tu
che prendi a calci la vita

E adesso respiri

Annodarai le strade del tempo
e riavrai il tuo sogno
tutto sarà come allora

Quello che fuggivi

lo stringerai piangendo

Solo una ragazza
che guarda

scorrere il fiume

mercoledì 17 settembre 2008

KITIANA NELLE ANTOLOGIE DI GIULIO PERRONE

Mercoledì 24 settembre a Roma alle ore 18 in Via Eleonora d’ Arborea, 30 presentazione dell'antologia 'FUMO' di Giulio Perrone Editore, dove sarà pubblicato un mio racconto 'Vento di tramontana'.
Stesso giorno, stessa ora sarà presentata anche l'antologia "Notte. I grandi temi della poesia" che ospiterà una mia poesia.
Io dico solo: troppa grazia e accorrete numerosi! ^_^ 

ritorni

La cosa più difficile per me non sono mai state le partenze ma semmai i ritorni.
Ogni tanto qualcuno mi chiede: torneresti mai a vivere al tuo paese?
Dove? - dico io - dove colline coperte di ulivi declinano dolcemente verso il palude, dove la mattina stormi di aironi colorano il cielo cremisi sopra il lago, dove il mare è una promessa portata in volo dal vento?
Sì, proprio lì.
Se potessi, lo farei.

Quel paese ormai esiste solo nei miei ricordi. C'è una cosa più triste di un provinciale che se ne va pieno di speranze.
Ad esempio, uno che torna e trova che tutto è cambiato.
Che il cemento e le case hanno invaso le vie che rammentava piene di polvere e girasoli, che il negozio dove acquistava gli scarponi per l'inverno a credito ha chiuso, che il bar del paese è pieno di tossici e falliti. Che insieme al cemento è arrivata la delinquenza, quella vera, e ha stravolto i delicati equilibri di potere che bene o male facevano campare tutti.

martedì 16 settembre 2008

vendemmia

I capelli sono raccolti nel fazzoletto di tua nonna che odora di naftalina. E' lei a rincalzartelo per bene sotto le orecchie. Adesso sei al sicuro dal succo d'uva, dal ramato che cola lungo i vitigni e forse anche dagli insetti che vi sciamano intorno. Adori i preparativi della vendemmia, i vestiti rovinati da indossare come in un rito, tuo nonno che allestisce la cantina e tira su il vecchio tino, tuo fratello che ride mangiando l'uva di nascosto. Adori la pesantezza dei secchi tra le mani e l'odore putrescente e inebriante del mosto. Fosse per te non si farebbe neppure il vino, di mosto ne butti giù talmente tanto che ogni anno finisci per ubriacarti un pochino.
Vendemmiate in sei tutti i filari e a sera rimanete a guardare il nonno pigiare l'uva: è uno stregone che piega la natura al suo volere. Ridete e forse siete tutti leggermente brilli. Prendi in braccio Federico e lui ti poggia la testa sulla spalla.
Il tramonto entra dalla porta di legno e si staglia sui vostri volti.
Chiudi gli occhi e sorridi piano.

lunedì 15 settembre 2008

quello che vedi

Tremi ma
ci credi ancora
la comunanza d'intenti
ti scuote come fronda al vento


Inermi
ci lasciamo trascinare


Ricordi quando cercavi
pozze di occhi
dove annegare
i miei erano finestre sbarrate
su silenzi di vetro


Evadere
questo speravo
rintanata in fondo ai pensieri


Chiamami per nome
e inventane uno nuovo

Io sono quello che vedi
quando guardi con il cuore

amore mio infinito

"E prima della fine dell'estate prima che mi venisse questo impossibile coraggio di baciarla prima di andare di sopra a fare le valigie prima di partire prima di leggere 'Topolino' prima di diventare grande prima di diventare comunista o democristiano prima di finire la scuola prima di andare a letto prima che qualcosa strapiena di sì scoppiasse pianissimo le ho detto, amore mio infinito"

Aldo Nove, Amore mio infinito

venerdì 12 settembre 2008

conversazioni (2)

"Sei piena di contratture alla schiena ma cosa hai fatto?"
"Ahi! Fai piano... ma che ne so... sarà stata l'aria condizionata"
"Secondo me invece ti incazzi troppo. Come stamani in libreria, devi imparare a lasciare perdere"
"Guarda che io lascio già perdere. Sapessi quante volte in più potrei incazzarmi!"
"Più di così?"
"Molto di più. Non sopporto gli incompetenti, e questo da solo basterebbe a passare la giornata nervosi. Dal barista che ti brucia il cappuccino all'impiegato delle poste che ci mette tre ore per capire che vuoi spedire una raccomandata. Se ti dovessi fare la lista delle cose che odio finirei domattina..."
"Dovresti sfogarti invece, se tieni tutta la rabbia per te ti distruggi la schiena e io non posso passare la mia vita a farti i massaggi"
"Io odio la gente che parla e scrive in inglese, cazzo siamo in Italia parla come mangi accidenti a te. Poi non sopporto chi fa dipendere la sua felicità dagli altri invece di prendere in mano la sua vita e poi si lamenta. Non sopporto chi non si fa mai i cazzi suoi, chi non è capace di essere felice per una buona notizia accaduta ad un amico, chi pensa che la vita sia difficile solo per lui. Chi disprezza i social network a prescindere e chi pensa che queste stronzate ci cambieranno davvero il futuro. Chi dice di capire al volo le persone e infallibilmente si fa sempre inculare. Chi fa il martire a tutti i costi senza che nessuno glielo abbia chiesto. Chi non ha le palle e chi non ha pietà. Chi riesce solo a chiedere e poi lo chiama amore. Chi sottovaluta i problemi di salute degli altri e poi si lamenta per un callo. Chi pensa che ci sia sempre una parte giusta e una sbagliata"
"Hai finito?"
"No, mi sono stancata di dire cazzate"
"Lo sai che nella tua lista c'è il 99% della popolazione mondiale?"
"Te chi sei?"
"Odio i social network"
"Ah, giusto. Non te la prendere ci sono anch'io lì dentro. Sapessi quante volte al giorno non mi sopporto!"

giovedì 11 settembre 2008

bici

La bici è vecchia, la vernice rossa si è staccata quasi del tutto e i freni non funzionano. A te sembra bellissima. Non è neppure tua ma quando al nonno non serve la sgraffigni dal garage. Sei buffa arrampicata su quel trabiccolo tanto più grande di te ma neppure i tuoi amici hanno bici da bambino, così nessuno appare ridicolo.
La inforchi e sali su per le colline, nella parte più antica del paese, cerchi la casa dove è nato tuo padre nascosta tra gli ulivi.
La tramontana quasi ti sbalza di sella e profuma di mare. Da sotto il pilone dell'autostrada lo vedi luccicare in lontananza, oltre le ultime case della bonifica, oltre le pozze dove i ragazzi vanno a pescare ranocchi.
Tutto questo è tuo eppure ti senti come se fossi già lontana. Tu appartieni a questo paese, alla sua storia e alle sue leggende ma sai che un giorno passeggerai per queste strade e nessuno ti saluterà.
Vai per i campi adesso a contare le foglie, i sassi, le viti. Annaffi i pomodori e senti quel presagio svanire nell'acqua torbida che ti scorre tra i sandali.

mercoledì 10 settembre 2008

benvenuto nel mondo adulto (dove sono solo calci nel culo)

La persona che più amo al mondo è mio fratello. Forse perchè ha 6 anni meno di me, forse perchè è un ragazzo splendido e di sicuro una persona migliore di me. Lui è quello che quando due litigano in famiglia li fa riconciliare. Lui è quello che stempera gli animi, che va a trovare i parenti vecchi, che falcia prati e porta la spesa alla nonna. Lui vive ancora a casa con i miei e a 19 anni non se ne è andato sbattendo la porta di casa con un sorriso idiota in faccia, come ho fatto io.


Da quando aveva 15 anni sogna di diventare medico. Quest'anno per la seconda volta non è riuscito a superare il test crudele e antidiluviano che deciderà il suo destino. Vorrei proteggerlo da questa tristezza, vorrei che non avesse mai provato l'amarezza dei desideri che sfumano. La cosa più brutta del mondo è rimanere impotenti di fronte al dolore delle persone che ami.


Vorrei potergli donare un po' della mia forza, che di schiaffi ne ho presi tanti dalla vita (figurati e non) e ci sono abituata. Vorrei che non fosse incappato così giovane nella terribile verità che questo mondo è spietato e bisogna affilare le unghie. Perchè è così: non ci viene concessa una seconda possibilità, non si può sbagliare, essere umani. La debolezza non è ammessa nel mondo adulto, nessuno ti dà una mano, bisogna lottare e sperare di avere culo perchè a volte l'impegno e la determinazione non bastano.


Forza tesoro. Sono sicura che troverai la tua strada e sarà comunque splendida perchè sarai tu a renderla tale. Forza e se vorrai una compagna per andare a spaccare qualche faccia e rigare qualche macchina, tua sorella è sempre a disposizione.

lunedì 8 settembre 2008

la stazione

Al mio paese manca la libreria, il cinema,la piscina, il negozio di vestiti, la merceria, la macelleria.
Però c'è la stazione.
Un solo binario, steso immobile tra Lucca e Viareggio, una sala d'attesa dove attende solo la sporcizia, una massa intricata di mimose e ginestre tutto intorno.
A dividere la ferrovia dal resto del paese ci pensa da sempre la Sarzanese, l'unica strada degna di questo nome, spauracchio per i bambini e terrore degli adulti.
Mia nonna non voleva che io mi avventurassi fin là ma conosceva il mio amore per i treni.
Dalla terrazza di casa li vedevo filare liberi sull'orizzonte, quasi che galleggiassero nell'aria, sopra il palude, prima di annegare nel lago con i loro convogli.
Ogni volta che affacciandomi facevo in tempo a cogliere solo la coda del treno avevo diritto ad esprimere un desiderio. Me l'aveva insegnato proprio mia nonna: era inutile barare rimandendo ore sul balcone ad aspettare il treno. Il desiderio si sarebbe avverato solo se lo sorprendevo così, per caso, prima che facesse in tempo a dileguarsi oltre le colline.
Io ovviamente baravo: avevo imparato a sintonizzarmi sulle frequenze della ferrovia e così era difficile che mi sfuggisse anche solo una corsa.
Però a volte mentre ero immersa in un libro o nei compiti capitava che un fischio debole si infiltrasse tra le maglie dei miei pensieri. Così senza ragionare scattavo in piedi e aprivo la porta del terrazzo. Era sempre il treno delle sette e mezzo, era sempre una sera d'estate, quando il cielo da lontano già era scolorito nell'arancio e le colline si erano tinte di nero. 
Rimanevo immobile mentre gli occhi coglievano quell'ultimo guizzo sui binari. Restavo finchè lo sferragliare non si perdeva nel silenzio.
Mi dimenticavo sempre di esprimere il mio desiderio.

venerdì 5 settembre 2008

semina

Tu che coltivi sogni
solo per renderli veri
ribalta la terra della mia semina
è tempo di raccogliere


Tu che vivi d'un respiro
disfa i miei pugni
in un abbraccio nuovo


Voglio dimenticare
e sono stanca

Tu che non parli e fissi
un punto sospeso
sopra i miei occhi


giovedì 4 settembre 2008

il romanzo esce dal cassetto

Nel 2004 scrissi un racconto su due ragazze che da semplici conoscenti si ritrovavano a letto insieme. Una persona mi disse: "io qui dentro ci leggo un romanzo". Guardai meglio anch'io e intravidi la storia. Ci ho messo quattro anni e cinque riscritture a tirarla fuori. Nel mezzo, una casa editrice che prima mi assicura la pubblicazione e poi fa marcia indietro, due anni di praticantato giornalistico e un ridicolo peregrinare attraverso la Toscana.
Adesso "Facciamo finta che sia per sempre" ha trovato un editore serio. Piccolo, ma non a pagamento, con una distribuzione decente. Ovviamente l'editore è toscano (chi mi conosce sa perchè questa cosa mi fa ridere).
Quando smetterò di tremare vi dirò di più.
Stay tuned.

martedì 2 settembre 2008

lezioni di danza

L'estate che bocciarono il fratello del mio migliore amico faceva un caldo infernale e io avevo un saggio di danza classica. Le maestre non lo ammisero neppure all'esame di quinta elementare. Lo lasciarono a giocare in cortile mentre i suoi compagni si preparavano a sostenere la prova.
Il mio amico diceva: "è vero che non ha mai studiato ma loro non hanno fatto niente per aiutarlo". Lui era appena stato promosso in terza media con il massimo dei voti e guardava il fratello come un caso disperato.
Io avevo dodici anni e amavo le scarpe con la punta dura, il tulle e lo chignon, che per un poco dava pace ai miei capelli sconvolti. Della danza odiavo le bambine vestite come bambole, quelle che non dovevano tornare a casa a piedi, che non si riparavano da sole con ago e filo gli strappi delle calze.
V. era l'incarnazione stessa di ciò che più disprezzavo. Il sentimento era reciproco e qell'estate ci guardavamo in cagnesco, cercando il punto dove mordere più a fondo. 
Quel pomeriggio ero andata alle prove generali per il saggio. "Hai visto hanno bocciato il più piccolo dei M.? Poveretto! Era in classe con me ti assicuro che non capisce niente. E poi, cosa ti aspetti da quella famiglia..."
V. sibilava dietro di me, sicura che io la sentissi. Mi voltai furiosa e la afferrai per un braccio. "Che c'entra la sua famiglia? Sono persone per bene, suo fratello va benissimo a scuola, non lo sai?"
"Sono dei poveracci e basta, dici così solo perchè ti piace suo fratello"
"I suoi si fanno un culo così, non lo sai che sua madre cuce le tomaie in casa?" le domandai e lei mi fissò stupita. "Questa cretina non sa cosa sono le tomaie!" pensai. Il braccio si alzò guidato da una volontà muta e la mia mano si abbattè sulla sua faccia.
Intorno bambine in organza e seta ci fissarono sconvolte.
Sulla sua guancia rimasero i segni violacei delle dita e una lacrima.
"Vaffanculo" sussurrai e andai a mettermi il tutù. 

lunedì 1 settembre 2008

angoli oscuri

Ti ho cercato nei volti
di tutte le strade
ti ho intravisto negli angoli oscuri
del cuore


Fammi spazio e vedrai


Correrò contro il tempo
e tutto sarà come allora

Il tuo sorriso danzerà nella notte
e le mie lacrime bagneranno l'alba
saremo felici
solo per un attimo


Dammi una briciola allora, mi basterà


Sarò sacerdote e vittima
tu porterai il coltello
e lascerai quel cuore scarno
a seccare
sopra uno scoglio

laetitia

Cicerone prima e Leibniz poi hanno contrapposto Guadium e Laetitia.
Gaudium è ciò che io vagheggio: godere di un possesso perpetuo. Ma non potendo ottenere Gaudium, da cui troppi ostacoli mi separano, considero l'eventualità di ripiegare su Laetitia (il piacere).
Perchè non potrei ottenere da me stesso di limitarmi ai piaceri allegri che l'altro mi dà senza contaminarli, senza mortificarli con l'angoscia che serve loro da congiunzione?
[....] Questo progetto non ha senso: una memoria estenuante impedisce di uscire a piacimento dall'amore, in altre parole di viverlo assennatamente, con intelligenza. Io posso benissimo immaginare vari procedimenti per ottenere la delimitazione dei miei piaceri (convertire la rarità della frequentazione in lusso della relazione, o anche considerare l'altro come perduto per sempre per poi assaporare, ogni volta che ritorna, il piacere di una resurrezione) ma è tutta fatica sprecata: la iettatura amorosa è indissolubile: bisogna subire o andarsene: la faccenda non si può accomodare.
                     Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

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