Passeggi per le strade ghiacciate senza sentire niente. Le mani sono pugni raggomitolati in tasca, stretti così forte da sanguinare. Vorresti rovesciare questo cielo di ghisa che ti ride in faccia, vorresti scuotere le spalle del mondo solo per dimenticare la tua amarezza.
Ha scelto un'altra ragazza. Ti siedi sul bordo del molo e la brezza ghiacciata ti punge gli occhi. Hai il naso gelato e i piedi bagnati ma non vuoi tornare a casa. Hai gettato l'ombrello in un angolo e hai chiuso gli occhi.
Adesso la pioggia ti scorre sul viso, ti entra nelle ossa, in bocca. Tu ripensi alle sue labbra e maledici la tua ostinazione. Eppure è per lei che sei immobile sotto questo temporale di marzo e forse speri ancora che lui torni sui suoi passi e ti trovi.
Sì, pensi, dovrebbe vederti così, bagnata fradicia, con i vestiti appiccati alla pelle e i capelli sciolti a coprirti il collo. Sei patetica e sai che non servirà.
Ti rialzi e prendi la strada di casa.
L'acqua nelle scarpe fa uno strano rumore.
Il cielo d'improvviso si apre e si richiude in un balenio di luce.
sabato 30 agosto 2008
pioggia
mercoledì 27 agosto 2008
pallore
Inciamperò
nei fili tesi
tra gli angoli del mondo
e il sangue sul selciato sarà
benedizione di vita
Quel che era angoscia un tempo
oggi è pallore di noia
Sei banale e io
ti farò male solo per sentire
la tua carne nella mia bocca
Dopotutto il dolore
soddisfa il mio senso estetico
lunedì 25 agosto 2008
conversazioni (1)
"Sai che la vita è strana davvero. In tanti anni che ci sto insieme non mi ero mai accorta che lui è identico al mio primo amore"
"Davvero? Non fisicamente però"
"No, no, di cervello. E' un nichilista anche lui"
"Non sono mai riuscita a capire che tipo è il tuo ragazzo"
"Non è facile, lui non fa niente per essere capito. Se l'avessi conosciuto quand'eravamo più piccoli probabilmente non sarei stata in grado di avvicinarmi così tanto a quello che lui è davvero"
"Ma perchè dici che è uguale al tuo ex?"
"Eravamo a discutere in macchina e mi sono accorta che erano i medesimi ragionamenti che facevo con R. , solo che noi eravamo due ragazzini disperati e sicuramente non avevamo i mezzi critici e la forza mentale di arrivare in fondo ai nostri pensieri"
"Ovvero?"
"La mancanza di un senso alla vita, la solitudine, l'impossibilità di essere compresi da qualcun altro... R. per primo mi ha fatto ragionare su me stessa ma lui stesso soffriva per quello che era mentre adesso è una consapevolezza che non fa più male"
"Non sarà che crescendo uno lascia da parte tutte queste ''seghe mentali'' per pensare ai problemi pratici della vita?"
"Non è proprio così. Solo, ognuno trova le proprie risposte e intorno a esse costruisce la propria identità. Per me la risposta è sempre stata l'arte e in essa mi sono rifugiata per dare un senso alla mia vita. Che poi non sfonderò mai e lo so ma non è questo il punto. Scrivere è la condizione che mi fa essere me stessa e mi fa accettare la realtà in cui vivo."
"E chi non fa niente di artistico?"
"Di sensi da dare ce ne sono tantissimi. Dalla famiglia alla religione, dall'amore per qualcuno alla condizione di single perenne, ognuno sceglie la maschera da indossare"
"Cazzo hai ragione, sono gli stessi discorsi che faceva R.!"
"Pensare ci rende vivi. Ci sono tanti modi di amare e non è detto che la razionalità debba precludere un'intesa più profonda"
"Temevo che non l'avresti mai capito"
finestre di luce
Strisci di lato
senza respirare
stai andando controvento
non ti voltare
Strade a festa un giorno
accoglieranno quest'affanno
finestre di luce
su vite mai vissute
d'un tratto s'apriranno
Saprai cos'è il destino
guardando le tue mani
incise di dolore
come vene su foglia
lunedì 18 agosto 2008
tre libri per l'estate (2)
Se avete voglia di un libro che scuota un poco le vostre certezze e vi rimescoli l'anima, questo fa al caso vostro. Richard Yates in Revolutionary Road viviseziona il rapporto di coppia di Frank e April, due tipici esponenti della middle class americana che coltivano i loro sogni di evasione e anticonformismo nel comodo giardino di casa loro. Quando la realtà irromperà davvero nelle loro vite l'epilogo non potrà essere che tragico e solo la morte sarà in grado di spazzare via tutta l'ipocrisia e la fatuità delle loro esistenze.

In Trilogia della città di K. di Agota Kristof i confini della verità e della menzogna si intrecciano, la realtà scambia il suo posto con il riflesso nello specchio e non potrebbe essere che così, dato che il grande tema è proprio quello del doppio. Protagonisti di questa favola nera (ambientata in una non meglio precisata città dell'est Europa dalla Seconda Guerra Mondiale al giogo sovietico) sono infatti due gemelli Lucas e Klaus, che si dopo la guerra si dividono per due strade parallele e inziano ad essere uno il sogno dell'altro, al punto che è difficile distinguere il reale dall'immaginario.
Leggere I fiori blu di Raymond Queneau è come entrare in un labirinto di significati nascosti, strade narrative parallele e parole incantate. Leggerlo nella traduzione di Italo Calvino vuol dire riuscire a gustare anche in italiano le mille sfumature di questo romanzo. La trama è grandiosa nella sua semplicità: due uomini si sognano reciprocamente. Uno è il duca Gioacchino d'Auge, che appare la prima volta nel 1264, l'altro, Cidrolin, è un simpatico nullafacente amante della buona tavola e dell'essenza di finocchio che vive nel XX secolo su una chiatta ormeggiata su un fiume. Chi è il sognatore e chi il sogno?
I fiori blu in francese indicano appunto gli idealisti, i puri di cuore che all'inizio del libro sono sporcati dal fango della storia e che alla fine, dopo un metaforico diluvio universale, ricominciano a spuntare dalla terra.
giovedì 14 agosto 2008
ferragosto
La calura si era divorata il mio cervello e lo rosicchiava all'angolo della strada come un ghiacciolo. La piazza si deformava e intorno a me non c'era nessuno.
Per un attimo intravidi la frescura della sera e pensai a come sarebbe stato piacevole rientrare a casa a notte fonde coi viali deserti, l'eco dei propri passi nelle orecchie e una borsa a dondolare tra le gambe.
Ma io in quella città non ci abitavo e ci ero passata solo per incollarmi un po' di caldo assurdo sulla pelle. Quel pensiero mi sorprese e mi dissi che ero proprio un'idiota ad avventurarmi così nel cuore dell'estate senza un cappellino, una cosa dignitosa, che non urlasse al mondo il mio status di turista inebetita ma che mi impedisse di prendermi un colpo di sole.
Perchè me l'ero preso eccome, proprio tra capo e collo.
All'improvviso mi sembrava di affogare.
"Dirò che ho avuto un attacco di panico, suona più figo" pensavo e mi chiedevo come mai che non ne avuto mai avuto.
Forse perchè mi vergognavo delle debolezze. Ogni tanto pensavo che per me la vecchiaia sarebbe giunta come una liberazione. Libera di dire veramente quel che pensavo, libera dai vincoli sociali, libera di ridere in faccia a tutti. Al massimo avrebbero detto che ero partita, che non ci stavo più tanto con il cervello e portando la mano alla tempia avrebbero mimato il gesto dietro le mie spalle.
Poco male, mi sarei messa a bere whisky, cazzo se sei arrivata a 80 anni di qualcosa dovrai pure crepare, no?
Ormai mi ero accasciata sul selciato, i polpacci ustionati contro l'asfalto, le mani macigni di cartavetro intorno alla vita. Nessuno si fermava. Eppure avevo bisogno d'aiuto, si vedeva da un chilometro. Persino io a volte avevo deviato il corso della mia vita per dare una mano a qualcuno, soprattutto se sapevo che non l'avrei più rivisto e che non sarebbe andato in giro a dire quanto ero buona. Ve l'ho detto, io odio le debolezze.
Ma io in realtà quanto la odio questa gente, questa gente di questa città che è la mia, me lo ricordo ora. Quanto detesto quelle facce accigliate, le ascelle asfissianti, i ragazzi stranieri sempre a guardare il culo, le donne di quaranta anni bruciate dalla lampada e agghindate come mignotte, gli adolescenti decerebrati vestiti come star della tv.
Per questo rimango sempre in città d'estate. In giro non c'è un'anima e faccio pure bella figura col mio capo andando al lavoro.
Il respiro evapora via. Sembro un pesce che boccheggia sul marciapiede. Nessuno mi vede, nessuno mi tocca. Ho avuto culo a crepare qui, in città, a Ferragosto.
Se mi fosse successo a gennaio in un pulman pieno di gente con le sciarpe bagnate e l'alito pesante sarebbe stato senz'altro molto peggio.
martedì 12 agosto 2008
in apnea
Sentire è l'imperativo
ma questa calma strana
mi scende dentro,
mi appanna il respiro
Occhi nuovi
ricorderanno questo momento
brilla in fondo al tuo sguardo
all'improvviso
qualcosa di me
che avevo smarrito
Ci credi e io credo in te
perchè lo voglio anch'io
un sogno da stringere in tasca
lunedì 11 agosto 2008
quando sarò capace di amare - grandissimo signor G
Potrò guardare dentro il suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono,
ma come quando respiro
Mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento col dovere
un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso
Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare
così vorrei amare
(Per M.)
venerdì 8 agosto 2008
foglie d'autunno
Foglie bagnate tra i capelli e rimmel intorno agli occhi, entri nel bar e porti con te l'autunno. Al primo freddo i fasti dell'estate sono svaniti in questa città di mare che diventa veramente vostra solo quando nessun altro la può vedere.
Ti siedi e ordini un cappuccino. Neppure ti va, ma hai bisogno di sentire il calore di una tazza tra le dita. La gatta del barista ti salta in grembo e struscia il suo muso morbido sulla tua gonna umida. La sua coda ti sfiora il viso come una carezza. La posi sul tavolo e quella si mette a fare le fusa come se niente fosse.
I sentieri di pioggia che hai attraversato li porti scritti sul tuo viso stanco.
Tiri fuori un quaderno e cominci a disegnare, che tanto il Ferracciolo certe cose neppure le nota, è il bar più sudicio e maltenuto della Versilia. Per questo ti senti come a casa tua e a volte ti dimentichi pure di pagare prima di uscire, ma non scordi mai di accarezzare la gatta e pure il cane, quando non è rinchiuso nel retrobottega.
Chissà se un giorno esisterà una cuccia come quella dove rintanarsi nei giorni di inverno in attesa dell'autobus, di un uomo, della vita. Un angolo dove rimanere con i piedi bagnati dentro le scarpe da tennis, i capelli arricciati dall'umidità e una tazza di latte schiumoso davanti. Dove nessuno ti conosce, anche se ci vieni tutti i giorni.
Dove hai ancora tutto da dimostrare e niente da perdere.
giovedì 7 agosto 2008
rivoli d'ombra
Esitiamo, quasi non esistiamo
rantoliamo ebbri di luce
in rivoli d'ombra
Il peso che ci grava
è respiro di morte
qualcosa si è spezzato
da qualche parte
ma non conta
Ha bevuto la terra
il sangue di chi venne prima
in tasca abbiamo
mezzo pacchetto di sogni
caffè stantio, vecchie arance
Sapessimo almeno
farci male davvero
una volta sola
sotto questo cielo
mercoledì 6 agosto 2008
in cima al mondo
L'azzurro del cielo si specchia in fondo ai miei occhi, il mare è una striscia che brilla dietro l'orizzonte, mi sdraio e l'erba mi solletica le gambe.
Siamo in cima al mondo. Siamo solo noi due.
Abbiamo scalato il monte e adesso sono i nostri respiri affannati a parlare per noi. Laggiù luccica il mare di Liguria e più in là ancora la Corsica buca la foschia.
Le Apuane sono uno scrigno di tesori e tu li stai aprendo per me, uno per uno.
Ti sto affidando i miei polmoni e le mie gambe ma non sono stremata. Ti sto donando la mia anima e non ho paura.
So che domani mi alzerò dolorante e amerò queste fitte alle cosce. Una spiga di grano seccherà appesa ad un quadro e la osserverò sfiorire senza una lacrima.
Il profilo di queste montagne mi parlerà per sempre di te, ma non ho tempo per i rimpianti adesso.
l'essenziale che non basta
Ci sono persone che si sentono a casa ovunque la vita le trascini, ce ne sono altre che restano aggrappate tenacemente a quella dove sono nate e da lì non si muovono. Poi ci sono quelli che dopo anni di vagabondaggio non si sentono più a casa in nessun posto e fuoriluogo dappertutto. Rimangono intrappolati in quel limbo da cui non si può tornare indietro ma neppure trovare una via d'uscita, così su due piedi. E' lì che un'accennata misantropia si trasforma in vera solitudine.
Quando si rifiuta la vita più facile che si aveva davanti ci si trova a lottare per l'essenziale e il resto scivola via.
L'essenziale una volta raggiunto si dimostra non abbastanza.
I desideri da far avverare diventano così ingombranti che non sai più dove appenderli. Guardi quello che sei diventato sospeso tra l'incredulità e l'ironia e ti dici che sei troppo egocentrico per il mestiere che fai. Un giornalista dovrebbe interessarsi del mondo che ha intorno, ma il tuo posto preferito continua ad essere la tana in fondo ai pensieri.
Così la vita ti scorre tra le dita e inizi ad amare l'aria stantia del tuo cervello.
Gli universi degli altri sono solo riflessi sulla superficie dell'acqua e tu non hai voglia di immergerti. Ti siedi sulla sponda dei tuoi ricordi e vai a pesca di storie antiche. Sono così vere che il cuore ti sanguina.
All'improvviso ti rendi conto che hai vissuto davvero, un tempo.
martedì 5 agosto 2008
polvere e stelle
Ti distrai un attimo
e tutto è svanito
in polvere, stelle e silenzio
Illusioni di mezza stagione
sei nel fiore degli anni
e ti senti già finito
Sogni di fine meriggio
la vita sbadiglia sui suoi binari
ma non deraglia mai
lunedì 4 agosto 2008
we're just two lost soul that swim in a fish bowl
Una notte sogni e la mattina dopo qualcosa rimane incastrato tra il cuscino e le ombre e non c'è verso di mandarlo via.
Sono anni che non lo vedi e forse neppure riconosceresti il suo viso. Rammenti solo la pelle chiara, i capelli scuri, il taglio orientale degli occhi in bilico tra il verde e il grigio. L'ultima volta è stato lui a notarti in mezzo alla folla e a chiamarti, come se avesse trovato qualcosa che credeva perduto. Ma voi vi eravate perduti molto tempo prima, forse da sempre.
L'hai amato così come non si dovrebbe mai amare, con l'abnegazione e la fiducia dei diciotto anni. L'hai amato con il tuo orgoglio e la tua ostinazione, infatti non glielo hai mai detto. Hai lasciato che ti credesse forte e strafottente, cinica e malinconica, una come lui insomma, quella che sei diventata adesso. Allora eri dolce e insicura, romantica e incosciente, malata di solitudine. Ma questo non ha più importanza, adesso.
Ti fa sorridere il fatto che di tutti gli amici soltanto voi due siete riusciti ad andarvene da quel buco di paesino dove eravate cresciuti. La stessa ambizione vi ha spinto su strade diverse, in città lontane. Con un diploma lui guadagna il doppio di te e ti dispiace perchè immaginavi per lui ben altre glorie.
Vorresti alzare il telefono e comporre quel numero che non hai mai dimenticato. Solo per sentire la sua risata piena di amarezza, solo per sapere come si trova nella vita che ha costruito. Ma sai che non capirebbe. Vorrebbe rivederti e cercherebbe quella ragazza che non sei mai stata e tu finiresti per arrenderti a quella dolce illusione e alla fine torneresti sui tuoi passi ancora più triste.
Vorresti solo rivivere quel giorno di otto anni fa, quella primavera viareggina che incrociò le vostre vite, quell'istante di svolta in cui cessaste di essere voi stessi per trasformarvi nell'amore assoluto e impossibile l'uno dell'altra.
Forse non cambieresti le parole di quella ragazzina che gli porse un quaderno nero pieno di poesie. Forse non cambieresti lo sguardo di un ventenne già stanco di tutto.