Vado in vacanza per una decina di giorni, ma tornerò.
Un abbraccio ai miei pochi ma affezionati lettori, grazie per l'appoggio che mi avete dato in questi miei primi mesi da blogger.
Buona estate!
Kitiana
Vado in vacanza per una decina di giorni, ma tornerò.
Un abbraccio ai miei pochi ma affezionati lettori, grazie per l'appoggio che mi avete dato in questi miei primi mesi da blogger.
Buona estate!
Kitiana
Sei vivo, per questo
non vivi oltre
il respiro che ti spetta
Non conosci il dolore
che ti divora gli occhi
ogni giorno speri
sia diverso
Ti alzerai
e l'estate sarà svanita
non vedrai il grano seccato
le unghie spezzate sotto il cuscino
Non sarà tempo di altezze
Getterai l'anima
su un gemito di vento
per nostalgia del volo
dolce come sconfitta
Sono seduta sul ciglio dell'asfalto che si sgretola, in questa calura che mi intorpidisce le mani, e pesco vecchi sogni. Ti ricordi quando volevo diventare una guardia forestale, con i boschi umidi all'alba e stellati di notte? Ti ricordi quando desideravo una casa sulle sponde di un qualche mare e niente da fare se non la spola fino alla più vicina libreria? E quando la notte mi stringevo in un abbraccio sperando in un amore così grande da spazzare via tutto il resto?
E passeggiavo con un walkman scalcinato nelle orecchie per il mio paese sfuggendo la gente e cercavo angoli vivi in cui nascondermi, all'ombra dei tigli, con i piedi in un rivolo d'acqua e le mani sporche di terra. E finivo nell'orto di mio nonno, acquattata tra gli steli alti, a mangiare pomodori gravidi di sole, dolci come fichi, a leccare via dalle dita quelle tracce color sangue.
Uscivo solo con il bel tempo e l'inverno da sola in casa mi accoccolavo alla stufa con una cioccolata calda, di quelle fatte in casa, un po' acquose, e leggevo tutto il pomeriggio.
Di primavera poi il piacere più grande era uscire su quel minuscolo terrazzino e farmi spazio tra i conchini di mia madre, mi acciambellavo sulla pietra già tiepida e mi perdevo in un sonno leggero, con la testa adagiata tra le braccia e i piedi nascosti sotto la gonna.
Finalmente dopo un anno passato a farmi un mazzo tanto, vado una settimana in vacanza. Oggi ho comprato cinque libri da gustarmi sotto l'ombrellone, mentre mi scotto per bene, ho intenzione di immergermi nella lettura e dimenticare un po' tutto il resto :P
Lasciando perdere le mie letture, volevo consigliare ai pochi ma affezionati lettori di questo blog tre bei tomi per conciliare il sonno in spiaggia.
Senz'altro 'Meridiano di sangue' di Cormac McCarthy. Ci sono libri dove la storia è tutto, altri in cui è lo stile dello scrittore a tenerci incollati alle pagine. Qui la storia è un'avventura nera al confine tra Messico e stati Uniti che ti contorce le budella dall'inzio alla fine e lo stile è una lama tagliente che disegna il profilo di una natura selvaggia e indomata, di esseri al limite dell'umanità, di sangue e polvere, una scrittura che sembra avere vita propria. Un ragazzo diventa adulto a seguito di una banda di cacciatori di scalpi, killers spietati che massacrano solo per il gusto del sangue, per l'istinto della sopravvivenza. Una realtà ridotta alle ossa che luccicano nel deserto, alla sete di uomini piegati dalla nascita.

Colta dal senso di colpa perchè non leggo praticamente mai scrittrici, mi sono buttata su Alice Munro, che mi era stata promessa come una brava narratrice di racconti brevi (genere che amo molto) nonchè grande conoscitrice dell'animo umano. Confermo entrambe le cose. Nel suo 'In fuga' la Munro ci racconta le storie di donne di ogni estrazione sociale, colte in un momento di svolta delle loro esistenze. Mi ha incuriosito molto il ritratto che emerge della società canadese, molto più bigotta e asfissiante dell'immagine che mi ero costruita.
Lo consiglio a chi ama l'introspezione psicologica e le storie di provincia.
Parlando di racconti non si può prescindere da Raymond Carver, uno dei migliori scrittori di questo genere che da noi è considerato la Cenerentola della scrittura, ma che negli Usa ha una tradizione lunga e proficua. Lo stile asciutto di Carver è un rasoio che incide la realtà e ne rovescia fuori lati inaspettati. "Da dove sto chiamando" è l'ultima raccolta che pubblicò prima di morire, si potrebbe quasi definire un testamento. Frammenti di vita che luccicano e che rivelano in poche pagine un sottointeso di emozioni, rancori, paure e angoscie che però non esplodono mai. Come nella vita reale non ci sono colpi di scena entusiasamenti o deus ex machina improbabili. I personaggi di Carver si dibattono in un ripetersi di giorni, in uno stratificarsi di sentimenti sconosciuti persino a loro stessi, come in fondo succede a tutti noi.
Siamo messi veramente male.
Qualche giorno fa ho seguito una presentazione dell'ultimo libro di Travaglio a Livorno. Nella Fortezza Vecchia si affollavano più di 1500 persone, anziani, ragazzini, coppie con figli e scoppiati che ancora smaltivano la botta della notte prima.
Travaglio ha parlato per un'ora e ha ricevuto più di 30 applausi a scena aperta. Quando se n'è andato ha impiegato mezz'ora a uscire perchè l'ha circondato una folla vociante che lo acclamava, chiedeva un autografo su uno dei suoi tanti libri (a proposito ho notato che i più sono affezionati all'Odore dei soldi). Sembrava un divo del cinema e lo spettacolo metteva tristezza.
Ci siamo ridotti a riporre le nostre speranze di giustizia e la nostra sete di verità in un giornalista (sempre meglio che in un comico come Grillo, ma è comunque una distorsione che non dovrebbe esistere in un paese democratico).
Seguo Travaglio da molti anni e lo stimo moltissimo, il problema non è certo lui. Lui dice le cose chiaramente, con le parole della gente, l'altra sera è riuscito a far capire alla sua platea la differenza tra il reato di clandestinità e il reato di ingresso clandestino in Italia, e poi ha spiegato tutto il procedimento penale e come sono disciplinate le intercettazioni.
Il problema è che la politica a sinistra dorme. Io sono esterrefatta e incazzata.
Travaglio l'altra sera prendeva per il culo D'Alema ''il grande statista'' che aveva organizzato un convegno sul sistema elettorale tedesco: direi che non è precisamente il più urgente dei problemi dell'Italia!
Questa sinistra che ha indicato nel dialogo con Berlusconi la via da seguire mi disgusta. Ma quale dialogo? Questo è un monologo! Questa è gente da prendere a calci nel culo! Bisogna sperare nella Lega per evitare una deriva da regime.
Siamo messi male.
Questa mattina mia madre, che lavora come fisioterapista in un ospedale, andrà a manifestare perchè rischia di prendere 500€ in meno all'anno. Leggevo che le assunzioni nel pubblico impiego sono diminuite moltissimo negli ultimi anni, sono praticamente irrisorie, però sono cresciute le posizioni dirigenziali, ovvero la gente che prende più soldi, con il risultato che la spesa pubblica è salita. Non si potrebbe intervenire su questo? Ma dopo il barone o il politico dove piazzano il figlio, il nipote, l'amante, l'amico eccetera?
Ho anche letto che in Veneto hanno applicato per qualche mese il controllo fiscale a chi va in malattia anche solo per un giorno. Il risultato è stato che l'ente ha speso un sacco di soldi per pagare i medici che facevano i controlli e non ha trovato quasi nessuno fuori di casa.
Insomma la solita manovra demagogica per dare l'impressione di colpire i ''fannulloni''.
Intanto si dà una bella spallata ai contratti collettivi e ci si avvia verso la contrattazione decentrata e infine singola. Io lavoro come giornalista e mi viene applicato un contratto collettivo (scaduto da tre anni, ma insomma) che mi garantisce un minimo sindacale. Se io da sola dovessi contrattare il mio stipendio sarebbe nettamente inferiore, perchè sono molto giovane, sono una donna (tendenzialmente siamo pagate meno) e non ho conoscenze utili di nessun tipo.
Un lavoratore da solo che potere contrattuale può avere mai?
E soprattutto, dove cazzo sono i politici che dovrebbero dirci queste cose?
Il prossimo che mi dice che ha votato Pd e non si è pentito gli sputo in faccia.
Sveglia!!!!!!! Basta retorica e fuffa da politicanti! Io voglio gente concreta che parli con i fatti e i dati in mano e a cui girino le palle quanto a me.
Hai dieci anni, il naso spellato dal sole e gli occhi rivolti verso l'azzurro accecante. Lassù, da una scogliera di sette metri, un gruppo di ragazzi più grandi di te si tuffano nel blu di questo mare di Corsica.
Sei in vacanza ma basta una spiaggia bruciata dal sole per sentirti subito a casa.
I corpi dei tuffatori bucano l'acqua con precisione e sollevano spruzzi e risate e panico. Ti sale dentro un brivido.
Ti allontani senza farti notare e ti arrampichi sulla scogliera.
Il vento ti getta i capelli negli occhi e hai paura adesso che i tuoi piedi ti hanno trascinata sull'orlo e i ragazzi francesi ti guardano sogghignando.
I tuoi non ti vedono e non sapranno mai di quel tuo tuffo.
Prendi fiato e studi la traiettoria migliore. Ti tremano le gambe. In un attimo ti butti di sotto e mentre l'acqua si avvicina al tuo viso il tempo sembra dilatarsi. Tendi le braccia e le gambe e scivoli dentro l'acqua come olio. Con uno scatto cerchi la superficie, temi gli scogli, temi lo sguardo dei tuoi genitori. Il sole ti colpisce il viso e senti le urla dei ragazzi e i loro fischi e per un po' galleggi finchè il cuore non riprende il suo battito naturale.
Corri adesso, senza inciampare
quel che ti batte in seno
non è il cuore
non sai dargli un nome
Se ti dicessi che ieri
entrando in quel caffè
mi attendeva il tuo viso
riflesso sul bancone
non potrei provarlo
Sulle rive dell'anima
ancorati,
di nuovo e per sempre,
rincorreremo un'immagine
che non esiste
Sapremo piangere una lacrima
soltanto
Ci sommergerà l'indifferenza, la noia, la forza
Ci fotterà l'abitudine
Tireremo avanti
senza annegare
Al collo hai una collana di fiori finti, un invisibile in mano e tutta la tua giovinezza che brilla in fondo agli occhi. La darsena di Viareggio è un rigurgito di scooter, ragazze in bikini e ubriachi arrampicati sui pali della luce. Hai quegli orrendi sandali con la zeppa che tu e Anna avete comprato insieme e hai consumato un barattolo intero di brillantini sopra le palpebre. Eppure i ragazzi non ti interessano. Vuoi solo bere e ballare finchè il fiato non se ne va, finchè la notte non avrà consumato tutte le sue stelle.
Finisci a pomiciare tra le dune con un tipo mai visto prima. Lui fuma sigarette e quando te ne offre una ti scappa da ridere. Però non se la cava male con i baci e in fondo ti piace, anche se puzza delle mentine che ingurgita per nascondere l'odore delle sigarette ai suoi e usa troppo gel.
Dopo un po' ti scocci e lo lasci lì mezzo nudo a fissarti con aria inebetita.
Torni dalle amiche e ridete di tutto quello che non racconti ma che ti si legge in faccia. E giù altri cocktail dai nomi assurdi e dai colori improbabili. Riversa sulla passerella trovi Valeria in coma e la copri con il tuo maglione.
Alle quattro la luna cala a pelo d'acqua e il cielo si colora di rosso sangue. Scende una nebbia umida di sogni, sono rimasti solo gli imbecilli con il bongo a suonare.
Ti stendi sulla rena e in silenzio rimani a fissare l'ondeggiare strisciante della risacca.
Un giorno vivremo
senza chiederci nulla
e sarà il vento a spingerci
su lidi rinnovati
Esulteremo dei nostri errori
ci leccheremo le ferite
tutto sarà illuminato
e cercheremo le ombre
per riderne insieme
Un giorno nel cassetto
vivrà solo la polvere
e i sogni saranno luce
appesa ai fili del reale
Ti sto aspettando da chissà quanto seduta su quel muretto. Mi perdo nel riverbero del sole e all'improvviso so che non verrai. Rimarrò qui a contendermi l'ombra che si assottiglia e la gente passando noterà solo un riflesso azzurro dietro gli occhiali scuri.
Vorrei dirti che sei speciale, quando camminiamo in mezzo al bosco e con un bastone scacci le vipere dal nostro sentiero. Vorrei dirti che mi piaci quando disegni il profilo delle montagne e aggiungi sempre un tocco di blu, con quel tuo manierismo vecchio stile che mi scalda l'anima.
Appoggiati agli scogli della Liguria avevamo parlato di vecchie chiese e avevamo condiviso la nostra malinconia. Gli occhi si erano riempiti della bellezza della pietra levigata dal mare e ci eravamo detti che l'uomo non sarebbe mai riuscito a creare qualcosa di così perfetto.
So che potrei andarmene adesso e non cambierebbe niente. Le nostre strade si divideranno presto e tu non potrai sopportarne il peso.
Quel che mi attende è una vita a rincorrere un sogno. Quel che ti aspetti è un sogno che svanisce da solo dopo la veglia, senza rimpianti.
Quello che spero è in un cassetto che tu hai già dimenticato.
Rimarranno pacchi di lettere, un quadro appeso in una stanza, sabbia smarrita sul fondo di un vecchio zaino.
Quando un libro non mi piace, puoi stare sicuro che vince il Premio Strega.
Anche quest'anno è andata così. 'La solitudine dei numeri primi' di Giordano mi è sembrato il solito libro di disgrazie che si affastellano, di lacrima facile all'italiana. I personaggi mi sono apparsi poco credibili, esasperati a tratti, senza sfaccettature, piatti.
Forse ad irritarmi è stato questa esasperazione dell'angoscia, questo voler ricercare la commozione a tutti i costi. A suo tempo provai la stessa repulsione per 'Non ti muovere' della Mazzantini e 'Caos Calmo' di Veronesi. (Mi sento una specie di Cassandra alla rovescia ^_^).
Forse, come vi è stato fatto notare, leggo troppa narrativa straniera.
Certo leggere Paolo Giordano e poi immergersi in Revolutionary road di Richard Yates apre la strada ad un confronto decisamente impari.
I libri che fanno successo in Italia mancano di spietatezza e di vigore, mancano di ombreggiature e chiaroscuri, insomma di spessore. C'è sempre qualcosa che salva questi personaggi, che li assolve, li redime e li rende tutti un po' simili, stereotipati. Manca loro quella unicità, quel lato oscuro, di cui è ricca la letteratura americana. E poi questi finali aperti, speranzosi, possibilisti quando non sfacciatamente ottimisti, mi annoiano e non mi emozionano.
Per ragioni di lavoro oggi mi sono recata nel reparto maternità di un ospedale. Le ostetriche si vantavano di essere attrezzate per parto in acqua, corsi di massaggi alla partoriente, bagni profumati all'essenza di frutti esotici e simili amenità.
Quando ho domandato "Ma qui fate l'epidurale?" mi hanno guardato come se avessi chiesto di poter mangiare un neonato, magari ben cotto.
"Per carità, qui siamo per le cose naturali!"
"Anche il cancro è naturale" ho risposto io e la conversazione si è arenata.
Io so che quando partorirò farò l'epidurale. Non vedo perchè dovrei soffrire quando anche per otturare un dente è prevista l'anestesia. Qualcuno dovrebbe spiegarmene il motivo.
Pericoloso per il feto e per la madre? Come tutte le altre anestesie (e come tutte le procedure mediche) ha i suoi rischi, ma non credo che siano così elevati altrimenti come si spiega che in Gran Bretagna e Francia il 70% delle partorienti utilizzi l'epidurale? Sono tutte completamente pazze??
Negli Usa la percentuale di donne che partoriscono senza dolore è addirittura il 90% mentre in Italia è ferma al 3,7% (dati Istat, aprile 2001).
Qualcosa non torna.
Si dice che in Italia siano poche le donne a richiederla. Certo, nessuno può richiedere un trattamento medico quando non sa che esiste o quando il medico lo presenta come un rischio da malate di mente o se per farlo deve andare 300 km lontano da casa.
L'unica spiegazione che riesco a darmi è l'imperare in Italia della cultura del dolore e la scarsa libertà sul proprio corpo a cui il sistema sanitario nazionale (e non solo) vuole relegare la donna.
L'epidurale deve essere una scelta che una donna è messa nelle condizioni di poter prendere. Altrimenti finisce che, come al solito, vive meglio solo chi ha i mezzi culturali ed economici per comprare una libertà che altrimenti viene negata.
Oggi il femminismo si è ridotto a poter mostrare il sedere in televisione.
Lo Stato non fa un benemerito cazzo per le donne. Potrei scrivere quintali di dati sulla scarsità degli asili nidi (indispensabili perchè una donna possa reinserirsi nel mondo del lavoro) sulla buffonata degli assegni familiari, per non parlare degli ultimi attacchi all'aborto e del famoso tetto di cristallo che persiste più che mai.
Come vengono trattate e considerate le donne in Italia è la cosa che più mi fa incazzare. Soprattutto perchè siamo noi a farci fare tutto questo. Dal primo "non esco perchè il mio ragazzo è geloso" in poi, è tutto uno scivolare verso il basso.
A proposito, lo so che ci sono cose più importanti del parto indolore, per carità.
Ad esempio rifarsi le tette. Per quello te la fanno l'anestesia.
Qualcosa rimarrà tra le pagine
e sarà smarrito
Lo ritroverai
un giorno
e riderai di te
con mestizia
Talora non siamo
che i nostri migliori
ricordi