
Sulla scia dei ricordi riaprii gli occhi.
Michel mi fissava con lo stesso sguardo di vent’anni prima, ma ora potevo leggere in lui: era fame primordiale, desiderio puro.
Strinsi le mani e mi accesi tranquilla un’altra sigaretta.
“Ora ricordo ma non capisco cosa vuoi ancora da me.”
Deluso Michel assottigliò le parole. “Tuo padre non vinse quel giorno, ritardò solo l’inevitabile. Sei una di noi Zoe, devi prendere il posto che ti è destinato.”
“E chi saresti tu per decidere il mio destino? Chi è che ti manda? Scommetto che il tuo superiore ti concerà per le feste se tornerai anche stavolta a mani vuote. Sai, mi fai pena. La mia vita sarà ordinaria e banale, ma almeno ho l’illusione di essere libera di farne ciò che voglio.”
“Sei una ragazzina sciocca! Non ti rendi conto che stai voltando le spalle a una vita di gloria e potere? Non ti rendi conto che la tua insoddisfazione deriva dal non aver realizzato le tue potenzialità?”
Risi io, stavolta.
“Guarda che io sarei insoddisfatta in entrambi in mondi. E poi che ne sai delle mie potenzialità?”
Il suo sguardo si smarrì e indugiò sulla mia fronte. Niente da vedere ovviamente, il taglio di capelli che portavo dall’infanzia la nascondeva completamente.
Il fischio del treno ruppe la bolla temporale e il sorriso di Michel si incrinò.
Vedevo la vena sulla sua guancia pulsare senza controllo.
“Cosa nascondi Zoe?”
Risi e sentii che anche i miei denti si appuntivano.
Quei ricordi li avevo cercati per tutta la vita e all’improvviso mi erano stati offerti così, gratuitamente.
Forse adesso le mie due anime si sarebbero fuse e finalmente avrei potuto costruire una vita completa.
E nella mia nuova esistenza non c’era posto per maestri, superiori o sette di alcun genere.
Mi alzai e raccolsi la borsa.
“Non penserai di andartene così?” Esclamò Michel esterrefatto.
Mi voltai e la collera dei miei occhi lo investì.Un fuoco che bruciava senza scaldare e che ora stava divorando la sua carne.
Michel gridò di dolore e allungò le mani verso il mio viso. Sentii la sua essenza assediarmi l’anima, un vortice di gelo che cercava di congelarmi il cuore.
Basta giocare, era il momento di fare sul serio.
Unii i palmi e un’onda nera investì quel predatore da quattro soldi, mentre il fuoco della mia ira lo inceneriva, finché sulla panchina rimasero solo un mucchio di vecchi stracci.
Con un calcio li tirai sul binario e il treno, finalmente, li stritolò.
Zoe e Caterina sorrisero sulle mie labbra e ci incamminammo verso casa.
In fondo la vendetta era ciò che meglio univa le mie due anime.
(THE END)
kitiana continua così!
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